Non è la fornace delle idee

La fornace

Presentazione del progetto di piano strategico alla fornace da parte del sindaco giovedì 27 maggio. Siamo andati con orecchio attento e mente più aperta possibile. D’altronde è d’obbligo su un tema del genere che fa del coinvolgimento, della condivisione, del confronto e della lungimiranza (per dirne solo alcune) le caratteristiche chiave di questo strumento.

Si potrebbe disquisire molto sull’opportunità di impiegare risorse (umane e finanziarie) per un simile strumento in una dimensione territoriale e demografica così ridotta. Ma noi pensiamo sia giusto lasciare aperta una possibilità che possa anche essere dimostrato il contrario, nella chiarezza delle idee e alla verifica dei fatti.

Giovedì sera siamo quindi rimasti fino alla fine nella speranza di scoprire un aggancio per una critica o un’approvazione; poco importa, l’una o l’altra ci avrebbero fornito materiale prezioso per esprimere le nostre considerazioni. Invece nulla.

Abbiamo assistito ad una sequenza di affermazioni giuste, talmente giuste che non vogliamo definire banali ma scontate sì. Il sindaco e i suoi collaboratori ci hanno spiegato cos’è un piano strategico: non è il piano del sindaco, non è un piano strutturale, non è un piano delle opere pubbliche, non è un piano finanziario, non è nulla di tutto questo ed è tutto questo e tanto altro.

Un piccolo sforzo in più, oltre al Bignami del piano strategico, si poteva fare. Ad esempio sarebbe stato opportuno dire cosa significa per Bellaria Igea Marina. Eh sì, anche perché, nel frattempo, rulli compressori percorrono viale Colombo, camion-gru depositano cabine (stile vintage?) a Igea Marina e dal palazzo si parla di una nuova scuola buttata lì, dietro la Coop, senza sapere quale piano ci sia per l’edilizia scolastica ed i servizi connessi.

E quel sindaco che oggi ci parla di scelte condivise nella città, di pieno coinvolgimento delle rappresentanze politiche, economiche e sociali, è lo stesso che definisce chi lo critica “malelingue e denigratori”, che si permette di dire che il “Consiglio Comunale è regredito”. Con quale credibilità può oggi presentare questo nuovo volto?

I piani strategici, è vero, sono conosciuti più per i loro fallimenti che per i loro successi. Non per questo pensiamo che siano di per sé una scelta sbagliata. D’altronde anche i metodi ed i princìpi dei sistemi qualità introdotti da Deming in Giappone negli anni ’50 ne hanno consentito la ricostruzione (ed i giapponesi gliene sono ancora grati oggi), ma è pur vero che tali sistemi riproposti in tante realtà pubbliche e private spesso si sono tradotti in accumulo di scartoffie, spreco di tempo e di denaro.

Il problema è che è molto più facile copiare un metodo piuttosto che acquisire una mentalità. Filippo Giorgetti questa mentalità non l’ha dimostrata e non sembra per nulla orientato in questa direzione, a partire da quel comitato di amici investiti del ruolo di coordinamento.

Questo progetto ha tutta l’aria di essere un manifesto politico privo di sostanza e ricco di retorica. Come tale potrà anche costituire un paravento per il sindaco ma parte con i presupposti di un fallimento per la città.


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Snoopy

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