ANCHE LE PAROLE SONO MEMORIA

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Dicono che senza guardare al passato e senza fare i conti con esso non può esserci futuro, e il monumento alla resistenza che era davanti al comune e che da molti anni non c’è più, era questo: un piede nel passato per accompagnarci nel futuro.

Il 25 aprile ci ricorda quanto tutti noi siamo e dobbiamo essere riconoscenti ai protagonisti di quel passato, perché senza di loro e senza le loro scelte, noi non avremmo vissuto un presente così come lo conosciamo, e probabilmente non avremmo la possibilità di guardare a un futuro con speranza e curiosità.

Per chi, come tanti di noi, ha i fili grigi tra i capelli, è un po’ più semplice fare nostre quelle emozioni, anche se non abbiamo vissuto quei giorni a cavallo tra la fine degli anni 30 e il primo lustro degli anni 40, perché abbiamo la fortuna di essere discendenti diretti dei protagonisti di quei giorni.

Altro discorso è per le generazioni dopo la nostra, perché ad ogni salto generazionale qualcosa viene meno. Per questo non bisogna avere paura delle parole e dei simboli; la parola magica è «condivisione».

La festa della liberazione è una pietra miliare per tutti, è una di quelle cose che deve unire, non dividere. Come non occorre essere credenti o atei durante le festività natalizie, per pronunciare parole come «evento, fede, nascita, Gesù», allo stesso modo non serve essere di destra o di sinistra per usare parole come «liberazione, antifascismo, partigiani».

I protagonisti di quei giorni videro unire le forze dei ragazzi di ogni provenienza: laici; cattolici; liberali; preti e carabinieri. Ritengo oltremodo importante convincersi, e convincere, che bisogna parlare alla mente delle persone e non solo alla pancia, perché alla fine prevale, e prevarrà, sempre la ragione.

Dicevamo che soprattutto i giovani hanno bisogno di simboli, e devono essere simboli che abbiano la forza delle idee.

Non sempre gli oggetti che rappresentano i simboli raccolgono il consenso estetico di tutti. Se così fosse, opere come «Guernica» verrebbero usate come tappezzeria del tinello, invece è un’opera di una potenza simbolica devastante. La bellezza sta nel messaggio, la FORZA sta nel messaggio, perché se il martello pneumatico può abbattere telai di ferro, polverizzare pietre di fiume o divellere impronte impresse nel cemento, non potrà mai competere con la potenza della bellezza e del messaggio di libertà che un simbolo rappresenta, perché: «si parla di uomini in questo senso, si parla di eroi»


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Loris Pari

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