ROMAGNA ROSSA E SANGUIGNA

Come ha scritto Massimo Giannini su Repubblica: «Stalingrado non è caduta». Insomma, Bologna e l’Emilia Romagna hanno tenuto botta e il merito è tutto di Salvini che ha voluto sfidare il governo autopromuovendo queste elezioni a un referendum su di lui.

Già la sua candidata non era credibile, ma l’essere sempre e soltanto lui il protagonista ha fatto spaventare gli elettori indecisi. Si è avuta infatti l’impressione che sarebbe stato lui a governare la Regione, e di certo avrebbe fatto spropositi pur di distruggere l’anima rossa dell’E.R.

Non solo, si sono spaventati anche i suoi tifosi (solo così si possono chiamare) tant’è che Bonaccini ha preso più voti delle sue liste. È evidente che alcuni elettori di centrodestra, grazie al voto disgiunto hanno preferito votare per Bonaccini.

In Lombardia c’è un luogo dove abita un imbecille che voleva governare in E.R. senza conoscerne minimamente la storia.

Sarebbe stato sufficiente tornare ai moti del Luglio 1919 che interessarono tutta l’Italia, ma che furono particolarmente cruenti proprio in E.R., per rendersi conto di che terra sia questa.

Al tempo vi fu una escalation vertiginosa dei prezzi dei prodotti al dettaglio, molti negozi furono presi d’assalto, saccheggiati e distrutti, molti furono gli scontri a fuoco in cui si ebbero anche dei morti. Secondo alcuni (il dato non è certo) proprio in Romagna fu necessario far intervenire l’esercito perché la situazione stava sfuggendo di mano e alcuni paventavano un pericolo di irredentismo. La Romagna aveva sempre dato filo da torcere anche ai Papi. Romagna, terra rossa e sanguigna.

Il bello viene adesso.

Il quotidiano La Stampa, il 3 Luglio 1919 pubblicava la seguente notizia: «Ma il fatto notevole – appunta il quotidiano – è che tutta la merce saccheggiata è stata in parte offerta a Istituti di beneficenza e in parte consegnata alla Camera del Lavoro.» Un copione che si ripeterà un po’ in tutte le città romagnole.

Caro Salvini, qui siamo dei patacca, siamo acerrimi nemici solo quando parliamo di politica, ma mai avremmo citofonato per chiedere se qualcuno spacciava, mai avremmo preso in giro un ragazzo dislessico. Al massimo potevamo fare a pugni e poi andare a berci una birra con il “nemico politico” e prenderci per il c… a vicenda.

Questa terra non ama gli arroganti, i politicanti, i buffoni di corte. Qui, per dirla alla romagnola: «vogliamo fatti, non pugnette.»

Per conquistare questa terra bisogna capire diverse cose, di donne tanto per cominciare, di motori, di patacate serie, non come le sue buffonate, che se lei avesse vinto avrebbero gettato discredito su questa landa orgogliosa, sanguigna, che non vuole padroni. Terra di gente dura, ma simpatica e accogliente. Solo qui Lei ha potuto dire e fare quello che ha detto e fatto, non credo che in alcune regioni del sud sarebbe andata così liscia.

Siamo gente semplice, ma con un cervello che ancora funziona.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci