GP del Bahrain: su un vassoio d’argento.

Un magnifico Charles Leclerc è costretto a servire alle Mercedes una vittoria storica. Pur partito male per un pattinamento delle ruote nell’inserire la seconda e quindi superato da Vettel e Bottas, non solo ha resistito a Hamilton, ma in due giri ha assunto il comando della corsa con un’autorevolezza che ha dell’incredibile per un ventenne alla prima ( lasciamo perdere Melbourne ) gara con una vettura performante.

Ormai a un soffio dalla storia lo 064/1 perde un cilindro ( accensione? biella? ) e solo grazia alla Safety Car entrata in pista alla fine, che di fatto congela le posizioni, non finisce dietro a Verstappen ed anche a un Vettel strapazzato da Hamilton. Lo stesso Hamilton che con grande fair-play lo abbraccia appena sceso dalla monoposto e afferma che la vittoria gli spettava.

Per la serie delle frasi fatte, meglio una macchina veloce e delicata che una lenta e indistruttibile: in Bahrain la Ferrari è stata veloce ma a Maranello sono almeno due anni che non riescono a quadrare il cerchio e, ora per un motivo, ora per un altro, e podi e mondiali se ne vanno in terra (anglo)tedesca. Dopo il passo falso dell’Australia la musica sembrava cambiata e invece è finita quasi nello stesso modo, con Verstappen fuori dal podio solo in virtù della Safety Car.

Laddove in Mercedes continuano a fare il solito monotono lavoro, in terra di Maranello la bussola gira impazzita se non addirittura persa chissà dove. I telaisti hanno fatto un gran lavoro negli ultimi due, forse tre, anni ma i motoristi falliscono miseramente pur avendo raggiunto le potenze necessarie. Tante occasioni perse o sprecate e anche grazie a Vettel che sembra l’ombra di se stesso.

Oggi non ci sono scuse nè vale appellarsi a passati e supposti complotti: Leclerc si è ritrovato con il solo motore a 5 cilindri e Vettel, che poteva e doveva salvare la situazione, ha ben interpretato la parte del solito Kimi, ma Kimi non ha vinto 4 mondiali e non è stato chiamato a risolvere i problemi della Scuderia in crisi di risultati. Tanto valeva tenersi Alonso e risparmiare tanti euro visto come oggi Ham e Charlie se lo sono bevuto: ritorna la sindrome Ricciardo? O forse prende forma il teorema del mai troppo rimpianto Marchionne che in Leclerc credeva.


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Massimo Scalzo