UN POSTO A TAVOLA

Un esempio da imitare subito

Si sente spesso parlare di famiglie che sarebbero disposte a ospitare persone in difficoltà, offrendo loro un pranzo e qualche indumento. Spesso queste famiglie non sanno a chi rivolgersi per poterlo fare.

Oggi parliamo di un esempio pratico di come aiutare il prossimo.

Sono andato a Cervia, dove da ormai 12 anni opera l’associazione “un posto a tavola”. Questa associazione, costituita solo da volontari – circa 50 –, ha fondato ”Mensa Amica”.

Mensa amica si trova subito alle spalle della stazione, nei locali del vecchio dopolavoro.

Qui, registrandosi una sola volta, si può pranzare gratuitamente, farsi una doccia, lavare i propri panni nelle lavatrici che sono a disposizione. Nessuno fa domande sul perché una persona vada lì, tutti sono i benvenuti. Nel corso degli anni mensa amica è riuscita a dotarsi di un furgone per il trasporto dei generi necessari: un furgone autofinanziato.

La gentilezza dei volontari che prestano servizio gratuitamente è davvero sorprendente: si viene sempre accolti con un sorriso.

L’associazione distribuisce circa 40 pasti giornalieri, che raddoppiano nella stagione estiva. Le persone in difficoltà che vi accedono non sono solo di Cervia, ma provengono da Rimini, Ravenna e anche da Bellaria. La collocazione di mensa amica, praticamente adiacente alla stazione, rende agevole arrivarci in treno da tutta la costa, con una spesa veramente irrisoria per il viaggio in treno.

Mensa amica non si limita al pranzo e alle docce, ma consegna anche un sacchetto per la cena e distribuisce anche capi di vestiario e coperte.

L’associazione riesce a mantenere questo servizio, assolutamente gratuito, grazie alla generosità dei supermercati, degli albergatori, al contributo comunale di circa 10.000 euro, e grazie ad alcuni benefattori, che regolarmente fanno sostanziose donazioni. Nonostante questo a volte sono in difficoltà, ma riescono sempre a rimediare: un pasto gratis non manca mai a nessuno.

Questo è un esempio illuminante di civiltà e solidarietà, che nulla chiede in cambio. Qualcosa per cui andare fieri.

È (e non “sarebbe”) un esempio che a Bellaria dovremmo imitare. Anche da noi ci sono famiglie in difficoltà. Sarebbe oltremodo commendevole creare un’associazione slegata da politica e chiesa, completamente libera di agire senza compromessi, che renda conto solo ai soci del proprio operato.

Perché completamente indipendente? Per poter rappresentare degnamente la società civile della città, per dare altrettanta dignità alla nostra comunità, che, almeno finora, sembra essersi dimenticata dei bisognosi guardati, a volte, quasi con sprezzante disgusto.

È più facile mandare qualche euro ai bambini Africani, tanto non ci si ha che fare, non si vedono. E infatti ci si gira dall’altra parte quando c’è il vicino in difficoltà: quello lo si vede anche troppo bene.

Non è che a Bellaria non ci siano persone generose, ma dovrebbero essere di più e riunite in un’organizzazione.

In una società civile e solidale, dovrebbe essere la società stessa a portare aiuto alle persone in difficoltà. Non è giusto sopravvivere sperando sulla generosità dei singoli.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci