LA FOSSA DEI LEONI

Era chiaro un po’ a tutti che questo improvviso accordo sulla legge elettorale era ballerino. Un’esplosione figlia dell’incontro di troppe furbizie e troppi calcoli, senza quel minimo di idealità indispensabile a controbilanciare asprezze e tensioni.

Per noi era chiaro fin dal primo giorno che una riforma voluta per soddisfare le convergenti convenienze di quattro leader politici, che prevedeva già la data del voto senza una minima preoccupazione per il Paese, non garantisse nessun futuro e non potesse avere respiro. Aberrante!

Una legge che sanciva già i possibili approdi/accordi, la grande coalizione tra Matteuccio e Silvietto da un lato e una possibile convergenza tra Grillo e Salvini dall’altro, senza che i protagonisti si fossero minimamente preoccupati di possibili programmi, idee e prospettive che servissero l’Italia e non i loro scopi. Era, come al solito, un grande “me ne frego”.

Ci saremmo accollati tutti i rischi di un “voto accelerato”, del rinvio della manovra a dopo le elezioni, senza che il Paese ne ricavasse alcun beneficio. Anzi, con il pericolo di esporlo per l’ennesima volta alla tempesta europea.

E’ un sollievo questo fallimento. Ora speriamo stimoli un esame di coscienza e un ripensamento, che riportino al centro gli elettori e il loro diritto di scegliere da chi essere rappresentati (anche se teniamo sia una pia illusione).

Nel frattempo si usino i mesi che rimangono alla legislatura per fare qualcosa che lasci il segno nell’interesse di questo disastrato Paese, per non gettare occasioni preziose.

Ci sono molte leggi che varrebbe davvero la pena approvare. Sarebbe un modo nobile per ricucire il rapporto con i cittadini.

L’angoscioso problema degli italiani è sempre quello: trovare qualcuno che abbia a cuore l’Italia e che non giochi sulla pelle dei cittadini. Basta slogan, interventi spot, annunci, e basta con il navigare a vista. Ci vuole un comandante che indichi la rotta giusta, altrimenti la disgrazia causata da Schettino, è ancora una volta la perfetta fotografia di quello che i pressapochisti, furbetti politici italiani, combinano in un Paese sull’orlo di una crisi di nervi ormai da un secolo.

Sarà poi vero che l’aver reso palese il voto segreto sia stato davvero un errore?

Cresce sempre più il dubbio che gli italiani, il 2 giugno 1946, preferendo la Repubblica alla Monarchia, vedendo quello che i partiti hanno combinato in 70 anni di Repubblica, abbiano commesso un tragico errore.

Le nazioni più civili d’Europa sono proprio quelle a regime monarchico; qualcuno se n’è accorto?

Il Direttore Giuseppe Bartolucci