Laura Nyro: New York Tendaberry

dome punta di palata 1 014I “Luoghi” dell’arte sono quattro.

Il primo è quello dell’artista

il secondo, della sua contemporaneità

il terzo, della storia

il quarto, della nostra anima.

ranofornace

Laura Nyro-You Don’t Love Me When I Cry

nyro 1Il Primo, è quello del valore e del significato per l’artista stesso, il secondo è rappresentato dal successo immediato di pubblico e critica, il terzo è il vaglio della storia, l’Olimpo”,  roccaforte al tempo e agli stili che incombono; il quarto, è il luogo della nostra meraviglia, in apparenza esente da condizionamenti. In questo “luogo” atemporale accessibile solo a noi stessi, spesso abbiamo inserito e amato persone, artisti, opere e cose che non abbiamo il coraggio e la voglia di rivelare. Aspetti parziali, limiti o affascinanti puerilità, ma anche “elementi totali” e cioè la “qualità intima e soggettiva della bellezza”. Una sorta di piacere intenso che invade le profondità inesplorate del nostro essere ed allora ce ne impossessiamo, la facciamo nostra, per elevarci e riconoscerci in un tutt’uno, in qualcosa di “più alto e puro”. A questo serve l’accesso alla bellezza, per dirla con l’illuminante definizione di Baudelaire: “Della vaporizzazione e della centralizzazione dell’io. Tutto è in questo”, vale sia per l’artista, che per noi stessi.

nyro 2Sono fermamente convinto che non sempre tutti i grandi artisti hanno avuto il privilegio di occupare la posizione al massimo grado di questi quattro “luoghi”. Fra la moltitudine di “eletti”, fra coloro che per un motivo o per l’altro hanno voluto piegare la linea del destino nel loro incedere, troviamo un’anima straordinaria e sensibile, quanto incredibilmente complessa come Laura Nyro, la cantautrice pianista più affascinante e inaccettabilmente “perduta” della storia del cantautorato americano. Noi oggi la piangiamo ancora per quel misto di talento sovrumano e fugace bellezza così troppo presto resasi irreperibile nell’ostinata ricerca della “verità” che fu la sua vita travagliata, non più di quella di tanti altri. Tutta la prima parte della sua carriera artistica, la migliore, fu incentrata sull’auto-ricerca psicoanalitica per afferrare i fili della propria esistenza, verso una lenta e costante presa di coscienza, per mezzo di un’azione creativa incentrata sullo studio della voce e del canto come mezzo privilegiato di contatto con i recessi profondi della sua tormentata psiche, bisognosa di rivelarsi.

laura nyro colori 8Laura Nyro in vita non ebbe il debito successo, aborrendo lei stessa i riflettori e le imposizioni discografiche, nonostante ciò, fu presa come modello stilistico da una schiera di artiste tra cui Joni Mitchell, in cui si intravede l’indubbia influenza palesata nella seconda parte della carriera della grande female songwriter canadese. Le sue canzoni inizialmente poco considerate, fecero la fortuna di gruppi come Three Dog Night, Peter Paul & Mary, Julie Driscoll & BrianAuger e Barbra Streisand. Così oggi, ancora noi apriamo fra la polvere, il “forziere dei sogni” che la storia ci ha lasciato, per liberare un tesoro sconosciuto ai più, come “New York Tendaberry” del 1969, un’opera profonda quanto il precedente concept album “Eli And The Thirteenth Confession”, ma differisce dal primo, per l’apporto centellinato dell’orchestra, per la sola voce e pianoforte “rivolti al silenzio”, fungono da faro minimal in uno sviluppo armonico-melodico di prim’ordine che fondono alla perfezione jazz, soul, blues, folk , il musical e altro nella miglior tradizione della canzone americana d’autore del Brill Building. “New York Tendaberry” prosegue però quel processo di destrutturazione della canzone, fatta di momenti diversificati, veri “contagi umorali” lasciando spesso per strada il ritmo che viene costantemente ripreso, specie nelle poche impennate orchestrali. Insomma, Laura Nyro operò una dissolvenza della struttura-canzone, alla maniera di Miles Davis, volta verso una funzione narrativa tipicamente progressive. Gli stessi principi ideali trapelarono nella fase jazz di Joni Mitchell e se pur  in forma diversa, negli album solisti di Peter Hammill.

Laura Nyro-Mercy On Broadway

New York, fu la città natale e della sua giovinezza, la sua musa ispiratrice.

nyro 4La Grande Mela, fu la capitale dei suoi amori formativi nell’epoca dalle continue trasformazioni musicali, il circuito jazzistico del Greenwich Village con in atto la dissolvenza strutturale davisiana, il blues e il gospel dei quartieri di Harlem, il doo-wop orecchiato agli angoli delle strade, il musical di Broadway, il soul e il folk e proveniente dal continente, la testualità selvaggia di Dylan (che conosceva personalmente, come anche Miles Davis) e dalla California l’armoniosa melodia west-coastiana in crescita di Joni Mitchell. New York conferiva ogni sorta di tentazione artistica e di costume, dentro questo universo musicale e di stili, il suo talento e la sua sensibilità poetica presero forma. Cosicché, Laura Nyro incarnò il sogno della liberazione sessuale e del rifiuto delle convenzioni borghesi della generazione freak, iniziato anni prima da Andy Warhol e dai Velvet Underground, una coscienza femminista che la portò lentamente nel 1977  ad abbracciare anche l’universo lesbico, unendosi per 17 anni alla pittrice Maria Desiderio.

Il canto e la voce di Laura Nyro è quello di un soprano blues che vibra nell’ugola di un usignolo, la sua tecnica sta al vertice della piramide canora femminea (mostri sacri a parte), uguagliato forse solo da Joni Mitchell.

la poetica musicale è quella di un’anima virtuosa e solitaria che volteggia imperante sulle frequenze alte dei paradisi amari  in bianco e nero del pop-jazz pianistico.

Laura Nyro-New York Tendaberry

laura nyro giradischi new york tendaberry 12Ed allora andiamo a deliziarci con quel capolavoro estremo di struggente e sofferto lirismo e tecnica canora che è “New York Tendaberry”. “You Don’t Love Me When I Cry” è subito un capolavoro di complessa melodia e di intimismo contemplativo fatto di flash emozionali scanditi dal volume della voce e dal piano. “Captain For Dark Mornings” effettuata su registri falsettati medio/alti. La ballata musical “Tom cat Goodby” che alterna bipolarità emotive e ritmiche con sviluppi di accordi accuratamente “progressive”, echeggianti anche nei Genesis. Stesso discorso musical per la splendida “Mercy On Broadway”, dove appare l’orchestra e lo studio di Burt Bacharach. “Save The Country” è un gospel sostenuto dal classico arrangiamento pianistico, una riproponimento dell’incipit in versioni diversificate del canto tutt’altro che stancabile che evolve orchestralmente. Gli accordi di “Gibsom Street” a stacchi jazz  accompagnati dalla batteria, aprono alle trombe del piccolo ensemble da camera, per sfumare in  allontanamenti vocali finissimi. La frase del canto, reiterato a rondò di “Time And Love”, si sviluppa su un terreno più propriamente pop. L’intimismo di “The Man Who Sends Me Home” e di  “Sweet Lovin’ Baby” mettono in mostra l’estremo controllo tecnico del canto. “Captain Saint Lucifer” riprende la sequenza armonica orientaleggiante del secondo brano, che ricorda Debussy. Chiude la lunga “New York Tendaberry”, il magnifico brano della nostra Laura. Una calata introspettiva nelle viscere ambientali della sua immane prigione esistenziale, dove amore e destino fanno paradossalmente corpo, per uno sfaldamento pressoché totale della struttura formale. Questo brano, da cui prenderà il nome l’album, sarà l’ultimo vero grande capolavoro di poetica, canto e musica della cantautrice newyorkese, un brano che scorre senza punti di riferimento, senza certezze fino alla fine e per questo proteso al futuro. “New York Tendaberry” è la sintesi di tutto.

Siamo in dirittura d’arrivo e se non è ben definita la collocazione di Laura per quanto riguarda i primi due “luoghi” della sua vita artistica, siamo invece sicuri ora, di trovarla assieme a tanti altri “esseri superiori” al cospetto di Apollo ed ogni giorno ancora, nel cuore di qualcuno di noi.

Laura Nyro, nella sua prosa vocale ci ha lasciato in dono i fili di un’inespiabile colpa, malinconiche tracce di un incanto per quell’America urbanizzata, vissuta in noi negli echi, come l’ineluttabile diacronismo della vita. Il suo canto è Il rinnovo di un sogno impossibile, che ci accarezza amaramente. E’ in questo assunto che risiede l'”inspiegabile gioco della bellezza”.

Grazie Laura.

rano 2valutaz. ***** Pierdomenico Scardovi

Pierdomenico Scardovi