L’editoriale: Bellaria Igea Marina “Città vuota”

Quali sono le prospettive di un paese senza Identità?

Da sempre mi sono chiesto cosa rende differente la nostra città da altri comuni della riviera e francamente non ho trovato elementi di distinzione, qualcosa che ci caratterizzi davvero.

love belligea 2Partiamo dalla torre Saracena – per dimensioni dello spazio circostante per la posizione sacrificata – non riesce a essere un elemento di attrazione, la darsena non siamo riusciti a farla e molti dubbi ci sono che in futuro si possa realizzare, la Casa Rossa dopo tanti anni, con una bella operazione di quell’amministrazione, è stata valorizzata ma non riesce ad essere un elemento caratterizzante e nemmeno a creare compattezza identitaria e la nuova viabilità con l’apertura del passaggio a livello di via Savio la taglia fuori dalla “rendita” del passaggio; il castello della Contessa Benelli è un mistero per la stessa città, forse cinque persone hanno avuto il privilegio di poterlo vedere all’interno, non è mai stato posto come oggetto di attenzione da tutte le amministrazioni che hanno governato (e del resto si tratta di una proprietà privata sulla quale il pubblico nulla può) – nemmeno si sa se sia mai stato fatto un tentativo con la propriètà -.

La colonia Roma con un grande potenziale promozionale giace lì morente, in attesa che un’idea socialmente valida la riesumi e ne valorizzi l’immenso potenziale strategico dovuto anche alla sua posizione e nemmeno la spiaggia, il vero grande bene primario della nostra economia, siamo riusciti a sfruttarla a dovere – cosa non difficile tra l’altro – ma ancora troppo lasciata al suo destino, manca di un rinnovamento completo delle strutture balneari con una virtuale estensione del lungomare (il più bruttino del litorale). Inoltre, devo marcare il fatto che Bellaria non ha un’entrata curata decentemente venendo dalla superstrada, si ha l’impressione di entrare in un posto scadente, senza anima e senza estetica, per poi arrivare al vecchio ponte sul fiume Uso, veramente obsoleto e degradante. Non so cosa aspettiamo a valorizzare il nostro “pane”, ma vi rendete conto cosa pensano gli altri? Si, che di bello in questo paese c’è solo il nome!

Tanto altro si potrebbe dire sia sulle occasioni non colte, sia per la mancanza di vere opere strategiche in prospettiva di modernizzazione, poco viene fatto per la cultura, e niente per la bellezza e in quanto tale dice ben poco se non viene integrata con la cultura tipica e la socialità che ci contraddistingue, nonostante che se ne dica, da qualche parte manca proprio la sensibilità verso le belle cose e soprattutto il senso di mantenimento (a parte certe zone privilegiate). La bellezza di per sé, potrebbe già essere un volano d’attrazione. La statua collocata a Igea è una banale opera fatta per accontentare il basso gusto spicciolo, dei cittadini meno sensibili, che in definitiva offende la città stessa, quando qualcuno arriva da fuori non sa che pensare… E visto che si spendevano soldi pubblici – si poteva almeno fare qualcosa di più rappresentativo, invece quella statua dalla retorica facile, sembra più un fondo di magazzino rifilato alla comunità a caro costo, ma questo è solo un esempio.

Tra le tante costruzioni che abbiamo in città, hotel, edifici pubblici, condomini, non c’è ne uno che abbia un qualche valore architettonico apprezzabile, solo un’accozzaglia di pseudo stili copia/incolla della più dozzinale progettazione – si fa per dire – in contrasto tra loro, tanto per usare un eufemismo, dunque nemmeno qui ci distinguiamo, anzi si! Insomma, dov’è il bello in questa città? dov’è l’elemento identificativo e d’orgoglio? E’ forse che siamo nati brutti già in partenza?

Quello che, forse, unisce i belligeani è la cultura del capanno elevata a strumento di programmazione urbanistica grazie agli infiniti condoni che hanno deturpato il paese tutto, e di certo non è la ferrovia il nostro vero problema.

Siamo andati avanti per la naturale simpatia che il popolo romagnolo ha nel suo DNA, per l’accoglienza e il buon trattamento riservato a chiunque arrivi in città, riconosciuto all’unanimità anche all’estero, ma questo elemento sta pian piano risultando insufficiente, dato che il turismo massificato e “povero” che arriva qui da noi, è sempre più in fase agonizzante visti i tempi che corrono.

Da sempre in città si è attuata una politica di piccolo cabotaggio, senza mai osare e nemmeno studiare la possibilità di cambiamenti sostanziali e questo ci ha portato alla realtà attuale. Bellaria Igea Marina è una città che non stimola alla coesione sociale, anzi isola i suoi abitanti e non promuove l’integrazione. Qui non bastano le quattro parole che si possono ascoltare saltuariamente in qualche posto remoto, sul senso di appartenenza e sulla fierezza di essere bellariesi igeani, basta girare nel centro della città per avere l’impressione di trovarsi in un luogo poco funzionale alle esigenze dei cittadini, che non sono solo stagionali, la realtà è più quella di un agglomerato di edifici fatiscenti o fantasmi, abbandonati spesso all’incuria dei loro proprietari, che non quella di un paese che trasmette piacere e gioia di vivere.

Mi piacerebbe che nella prossima campagna elettorale i partiti – tutti – assumessero questo tema e lo facessero proprio. Non per trovare soluzioni miracolistiche ma almeno per iniziare una riflessione. Chiedo troppo? Per una volta ci saranno degli “Uomini” ? O al solito resteranno tutti dei caporali?

Il Direttore Giuseppe Bartolucci