La lettera di Berlusconi.

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Chissà se Alfano, aiutato da pressioni esterne al Pdl, grazie alla decadenza ed con gli assist di Enrico Letta, rimandati cortesemente al mittente (ma senza convinzione), riuscirà con i ribelli a tagliare fuori Berlusconi ed i “berluscones”; e se nemmeno lui riuscirà nell’impresa, allora solo Berlusconi potrà far fuori Berlusconi, e sarebbe tanto utile, in primis al Paese, che il giovane Silvio della “discesa in campo”, si rivolga con un pensiero tradotto in parole a quello attuale ed a (larga) parte della classe dirigente che siede nella stanza dei bottoni del potere legislativo:

“[…] La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico […], lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica. Mai come in questo momento l’Italia, che giustamente diffida di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato.

[…]. Ma affinché il nuovo sistema funzioni, è indispensabile che al cartello delle sinistre si opponga, un polo delle libertà che sia capace di attrarre a sé il meglio di un Paese pulito, ragionevole, moderno. 

Di questo polo delle libertà dovranno far parte tutte le forze che si richiamano ai principi fondamentali delle democrazie occidentali, a partire da quel mondo cattolico che ha generosamente contribuito all’ultimo cinquantennio della nostra storia unitaria. L’importante è saper proporre anche ai cittadini italiani gli stessi obiettivi e gli stessi valori che hanno fin qui consentito lo sviluppo delle libertà in tutte le grandi democrazie occidentali. […]“

Silvio Berlusconi, 26 gennaio 1994.

Redazione

Il Direttore Giuseppe Bartolucci