Legge, politica e ragionevolezza

Di Renzo Remotti

etica

Legge e politica sono legate insieme dal principio di ragionevolezza. Senza ragionevolezza non regge a lungo né il sistema legale né l’organizzazione politca. Una legge irragionevole deve essere modificata o abrogata così come una politica irragionevole deve essere sanzionata. Come ha più volte concluso la Corte costituzionale per ragionevolezza si deve intendere la ponderazione degli interessi e dei diritti costituzionalmente garantiti mediata dal principio di uguaglianza e della compatibilità finanziaria (e plurimis Corte Cost . n. 509/2000).  Intuitivamente rifiutiamo tutto ciò che appare irragionevole. Così si dice: “Non bisogna mai credere a chi si limita a gridare!” o “non bisogna dare credito a chi inventa polemiche ogni giorno!”, proprio perché non sono atteggiamenti ragionevoli. Altrettanto bisogna concludere che non è improntata al principio di ragionevolezza la politica del “tutti a casa!”, perchè viola il principio della libera dialettica, fondamento delle democrazie occidentali, ma nemmeno la politica di un’estenuante difesa della legalità, perché spesso ci si accorge che chi si arma di questo principio sostiene solo quella legalità che più si avvicina alle sue idee e fa passare in secondo piano quell’altra parte della legalità che non gli dà ragione. Come infine è irragionevole chi vorrebbe un mercato libero privo di ogni regolamentazione, perchè la storia ha dimostrato che il mercato non è in grado di autoregolarsi né indirizzarsi spontaneamente all’equità e solidarietà. E’ qui dunque il punto. Ogni democrazia matura dovrebbe sapere che è la ragionevolezza il punto di partenza per costruire politiche utili e approvare leggi durature.

Il metro per valutare politiche e leggi, partiti politici e formazioni sociali giusto, e, si ritiene, unico rimane ancora una volta la ragione.

Il Direttore Giuseppe Bartolucci