UN NUOVO SUCCESSO PER L’ARCHITETTO CRISTIAN GORI

L’architetto Gori al convegno internazionale IFAU col Piano Arenile

Altra eccellente vetrina per il master plan del piano arenile di Bellaria Igea Marina, progettato dall’architetto Cristian Gori del Coworking Studio, relatore al 2° International Forum Architettura e Urbanistica tenutosi all’Università di Pescara dall’8 al 10 novembre. Un forum internazionale che ha visto relatori di tutta Europa riflettere sulla “Fragilità dei territori”. In particolare la rigenerazione degli spazi pubblici delle città dell’Euroregione adriatica-ionica.

Architetto Gori, altra bellissima esperienza.

Molto interessante, è stata una tre giorni ricca di eventi all’insegna dell’Urbanistica e dell’Architettura. In concomitanza con il forum dell’ IFAU, dove ero ospite con il mio lavoro, si è tenuto anche il workshop “Empatia Creativa”, conclusosi con la Lectio magistralis di Mario Cucinella, un archistar che non ha certo bisogno di presentazioni. Poter assistere ad una conferenza di una personalità di tale spessore, arricchisce enormemente in termini di spunti professionali e riflessioni concettuali.

Architetto Gori questo master plan ha ottenuto sei vetrine internazionali e altrettante pubblicazioni, un primato per un progetto su Bellaria Igea Marina.

È un’ulteriore conferma che il progetto redatto su commissione della Cooperativa Bar di spiaggia, ha degli aspetti interessanti. Al di là delle polemiche, ci premeva non arenarci sulle proteste, ma avanzare una proposta per promuovere un tentativo di soluzione alla riqualificazione dell’ arenile e lungomare.

L’amministrazione si è pronunciata su questa vostra proposta?

Il progetto ha come interlocutore la Coop. Bar di spiaggia, personalmente non sono al corrente che ci siano state convocazioni da parte dell’amministrazione.

Da queste pagine web abbiamo già trattato in più occasioni questo progetto, ci potrebbe ricordare sinteticamente i tratti salienti.?

L’idea è quella di promuovere una nuova concezione della fascia turistica, realizzando un “Woonerf marino”, che contempli in modo organico zona alberghiera, lungomare e arenile. Cercando di affermare come obiettivo cinque punti prestazionali: Salubrità ambientale, Sicurezza urbana, i nuovi Servizi balneari, l’attenzione alla Socialità dei luoghi e la Soggettività dei singoli operatori turistici coinvolti nella riqualificazione delle attività private. Il tutto adattando realisticamente gli spazi esistenti alle nuove modalità di vivere i luoghi della riviera.

Un progetto che pone particolare attenzione alla fascia dei servizi.

Sì, il lungomare, per natura, è urbanisticamente un asse asimmetrico come collocazione di volumi, ma soprattutto è sempre stato interpretato come un margine, una linea di confine dove finiva l’ambiente “progettato”. Tant’è che sull’arenile l’introduzione dei servizi è avvenuta in modo spontaneo, concependo chioschi e cabine alla stregua di elementi d’arredo. L’idea che vorremmo avanzare, invece, è quella di contemplare questa fascia come una specifica tipologia di spazio urbano.

Uno spazio di filtro.

Di filtro e contemporaneamente di connessione tra la città urbanizzata e la naturalezza del mare. È questa esile fascia dei servizi e dall’asse di percorrenza del lungomare che introduce alla spiaggia, e deve poi contemporaneamente caratterizzare il waterfront costiero. I corpi volumetrici che dovranno ospitare bar, ristoranti e servizi balneari, oltre a rispondere a delle funzioni che determineranno la futura quinta scenografica urbana più importante della città.

Lei ha sempre insistito sull’importanza di un progetto urbano come punto di partenza ci spieghi la differenza dal progetto architettonico.

A differenza del progetto architettonico (dove si entra nel merito), il progetto urbano non ha lo scopo di definire dei materiali, ma quello di identificare un obiettivo, delle regole, delle procedure e dei meccanismi, attraverso i quali è possibile raggiungere un determinato risultato. Il progetto urbano è un progetto di relazioni, quello architettonico viene dopo.

Non si limita quindi ad un piano normativo.

Va oltre, si concentra su quei caratteri morfologici che riflettono la complessità del progetto urbanistico e la pluralità disciplinare che determinano lo studio e le trasformazioni delle parti di città. In questo primo stadio abbiamo cercato di tradurre la riflessione concettuale in una possibile configurazione urbana, operando nel contesto e nelle dimensioni della nostra realtà

Resta il fatto che l’aspetto normativo è fondamentale.

L’aspetto normativo è importante, ma come parametro di controllo quantitativo, ciò che definisce un luogo è la qualità della composizione progettuale, e questa la si esprime attraverso la configurazione del disegno.

Il rischio di un disegno predefinito, però, potrebbe essere quello di mortificare la libertà creativa dei singoli investitori

Il nostro master plan mira ad evitare il rischio di una omogeneità, proprio perché è incentrato su una flessibilità controllata, in grado di offrire autonomia espressiva ai singoli progettisti che saranno chiamati ad operare alla scala architettonica. Contemporaneamente però, mira a garantire quel risultato di un’unità conoscitiva dal punto di vista paesaggistico, relazionando il mare alla città. Esiste anche un’immagine percettiva dello spazio che occorre valorizzare, in quanto, oltre a quello fisico, c’è uno spazio visivo e mentale da far emergere.

Kevin Linch identificava la spiaggia nella categoria dei margini, vale anche per Bellaria I.M.?

Più che un margine, la spiaggia costituisce una centralità urbana e paesaggistica per come viene vissuta e per ciò che rappresenta.

Cosa incuriosisce di questo progetto alle varie commissioni scientifiche che la invitano nei vari convegni internazionali?

Credo sia il progetto nella sua globalità: la possibilità di cogliere l’idea, l’interpretazione qualitativa dei luoghi che vorremmo valorizzare. Il master plan proposto, non solo permette di comunicare l’idea di progetto, ma anche di verificarne i contenuti funzionali ed estetici formali. Ritenevamo fondamentale compiere quel passaggio dalla riflessione concettuale al suo modo di essere architettonico e urbano. Il disegno è l’unico strumento in grado di esplicitare la complessità e la polisemia dei luoghi.

Evitiamo di fare i soliti richiami sarcastici verso l’amministrazione e i soliti elogi verso la figura professionale dell’architetto Cristian Gori. Non vogliamo essere, né denigratori dell’una, né adulatori dell’altro. Un progetto che viene ospitato per essere illustrato in sei conferenze internazionali ed ottiene altrettante pubblicazioni specialistiche, parla da sé.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci