Domenicali lascia la Ferrari.

Il ruolo di Domenicali in Ferrari si era esaurito un anno fa, a luglio-settembre, con l’assunzione di Allison e di queste dimissioni, oltre le belle e vuote parole di circostanza, non ci è dato di sapere se richieste o date invece per non passare ad altro incarico a Maranello. Sappiamo ciò che loro dicono e vogliono farci sapere. Il suo incarico è stato assunto da Marco Mattiacci ( 43 anni, di Roma, sposato, tre figli ) che è in Ferrari dal 2001. Dal 2002 si è occupato delle attività legate al marchio in Nordamerica, dal 2007 al 2009 ha lavorato in estremo oriente, in Giappone e poi in Cina dove ha seguito il lancio Ferrari. Dal 2010 è amm. delegato di Ferrari North America, mercato principale per l’azienda e ha seguito lo sviluppo delle Corse Clienti favorendo la crescita del Ferrari Challenge North America e assistendo i clienti nelle competizioni Endurance. Mattiacci non è un venditore, è un manager quindi sembra logico che potrebbe essere affiancato da una persona più vicina alle strategie della F1.

La sconfitta di Sakhir chiedeva sangue, non vi erano alternative, ma siamo sicuri che sia andata via la persona giusta? Domenicali conosceva perfettamente la squadra? Probabile, ma non ne conoceva i limiti allora, oppure i “suoi” collaboratori più stretti non sono stati all’altezza e in tal caso, avendoli scelti lui, la responsabilità è sua. Un manager vale solo e soltanto quanto valgono le persone da lui scelte. Può anche essere stato mal consigliato – se non costretto – verso alcune scelte, ma in tal caso, proprio per il bene della Ferrari, doveva andarsene o salire ad altro incarico già due anni fa. I risultati in pista erano sotto i suoi occhi e certo non collimavano con quanto gli veniva detto nelle riunioni tecniche. Ora è stato scelto un manager, una persona che ha dimostrato di saper scegliere le persone e forse senza ingerenze da parte della presidenza. Stefano Domenicali non ha dimostrato di aver imparato da Jean Todt come si gestisce una squadra, ma lo stesso Todt non è che fosse il “deus ex machina” che è poi diventato grazie a Schumacher. Personalmente penso che non serva Briatore o Brawn o Bob Bell ( libero a fine anno dalla Mercedes ) basta che Mattiacci esperto manager e “occhio” di Marchionne a Maranello riorganizzi i reparti della squadra e magari assuma un paio di ingegneri validi.

Il male forse non troppo oscuro della Ferrari risale agli anni ’90 quando il dottor commendator Luca Cordero di Montezemolo assunse il ruolo di presidente della Ferrari e se vogliamo anche con merito: pilota in circuito e di rally  ( con la squadra ufficiale Lancia e la Fulvia 1600 HF ) assistente del Drake e responsabile della squadra corse, poi manager rampante in vari campi e anche responsabile del progetto Azzurra ( America’s Cup ) oltre che del COL di Italia 90. Un palmares di tutto rispetto che a tutt’oggi gli consente 11 cariche extra Maranello ( tra cui Campari, Frau, Unicredit, Indesit, ecc. ). La mia idea è che ha troppe cose fra le mani. Dovrebbe risiedere a Maranello e andare in ufficio tutti i giorni, come il Drake, invece di demandare. E se vogliamo dare a Cesare quel ch’è di Cesare, la sua fortuna – e quella di Todt – è stata assicurata dal lavoro di Schumacher e delle persone che lo stesso Schumacher ha voluto.

Infine Ferrari e Maserati sono ‘brand’ non controllati dalla FCA, ma dalla Exor e Marchionne, supremo capo della FCA, ha solo fatto da portavoce del disappunto della stessa Exor sebbene forse Mattiacci sia più che una sua creatura una sua scelta: è un manager, esattamente quello che adesso serve a Maranello ( oltre a qualche buon ingegnere ). Quando un team non va è d’obbligo tagliare teste, ma non certo quelle dei responsabili dei vari reparti e dei progetti, semmai si promuove e si retrocede. E’ caduta quindi una testa sola e forse ne potrebbe cadere una seconda, ma la strada del recupero, della rinascita, passa attraverso rimaneggiamenti interni e assunzioni.

Massimo Scalzo