IL PALO DEI BRICCHI

È qui che siamo: fermi al palo dei bricchi. È una strana condizione per l’uomo essere costretto all’immobilismo, perché questo è stata la politica di Ceccarelli e soci.

Non avendo idee su cosa fare e avendo realizzato molto male quel poco che è stato fatto, meglio non far niente. Altisonanti gli annunci in campagna elettorale: “mandiamola a monte”, “rivolteremo la città”, nella realtà dei fatti nulla di questo è avvenuto.

Hanno elaborato un PSC che qualsiasi persona appena assennata avrebbe capito benissimo che sarebbe stato bocciato: ma Loro non prendevano lezioni da nessuno… Il vero guaio è che agendo come hanno fatto hanno bloccato la città e nella più totale incertezza gli investimenti si sono fermati, come anche le ristrutturazioni. Tutte le aziende del settore e l’indotto soffrono di una gravissima crisi e, cosa ancor più grave, siamo nell’impossibilità di agganciare la piccola ripresa che c’è a livello nazionale.

La ripresa dell’edilizia e dell’indotto basato sul recupero e l’ammodernamento della città in tutte le sue parti economiche e non solo per pochi settori… o addirittura uno solo.
C’è in atto un processo di invecchiamento della città che non è più caratterizzata, essendo scomparsi i riferimenti storici e architettonici di rilievo. A lungo andare si avrà un effetto dirompente anche nel settore turistico, che contrariamente al pensiero di qualcuno, dipende sempre dal sistema urbano e dall’insieme delle sue funzioni, compresa la vita quotidiana di una città vitale per 12 mesi all’anno.

Di questo ne risentiamo tutti, il denaro non circola ed entriamo in crisi. È sufficiente vedere quanto il livello dei negozi nell’isola dei platani si stia abbassando sempre più, per non parlare dei negozi sfitti.

Questo Sindaco albergatore vede solo l’economia degli alberghi, tutto il resto per lui è inutile, e i suoi addentellati, anche se forse malvolentieri, gli vanno dietro. Il potere, anche il più insignificante, ha dato alla testa a molti.

Supremazia: questa la parola che probabilmente pensano gli illuminati di loro stessi. Si considerano una classe eletta e quindi con il “diritto” di esercitare quella supremazia che esiste solo nella loro testa. Quale sarebbe la loro supremazia? Quella degli amici degli amici probabilmente, e certamente quella dei ciellini, che per chi non lo avesse ancora capito, dominano la finanza e l’economia della città con potentissimi agganci in ogni dove.

Sono moralisti senza morale, o meglio, la loro morale è agganciata ai loro interessi che difficilmente si sposano con il bene di tutti i cittadini.

Vi chiederete cosa centra tutto questo con il PSC: centra eccome! Questa politica ha come conseguenza l’impoverimento del tessuto economico/sociale della città, ma non della classe albergatrice che in questo modo allunga i suoi tentacoli su tutto. Di fatto, quando il potere economico e il potere politico si uniscono con una volontà di potenza molto forte, per gli altri inizia la guerra tra poveri per accaparrarsi le briciole rimaste.

Per la casta, ovvero la classe dominante, tutte le porte si aprono, mentre per i nuovi poveri si chiude ogni possibilità. Il PSC, così come era stato pensato, richiedeva investimenti che ben pochi avrebbero potuto permettersi. C’è stato chi ha pensato di regalare i propri terreni al Comune perché impossibilitato a investire, ma costretto a pagare una IMU impossibile da sostenere. A quel punto è facile immaginare che sarebbero arrivati gli squali.

Ecco in cosa consisteva quel PSC: ricchi che rubavano ai poveri.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci