MA IL SALVATAGGIO DOV’E’?

IL PROSCIUTTO MARINO SUGLI OCCHI

Imprenditori turistici di serie A e imprenditori di serie B, è questa la triste situazione che da anni si manifesta alla luce del sole sulle spiagge di Igea Marina riguardo agli obblighi e alle dotazioni imposte dall’autorità pubblica in materia di sicurezza balneare. Due pesi, due misure e tanto prosciutto sugli occhi.

Dotarsi di servizio di salvamento e connessi, comporta costi di un certo rilievo, non istituirlo per anni invece un bel risparmio, alla faccia dei concorrenti che invece rispettano tali obblighi legislativi pagando un servizio comunque di pubblica utilità.

La maggioranza di coloro che svolgono attività balneare sulle spiagge riminesi di Igea Marina, è bene ribadirlo, lo ha istituito da tempo con tanto di imbarcazioni e relative dotazioni di pronto intervento, che obbligatoriamente l’Ordinanza Balneare Regione Emilia Romagna impone di avere.

Stiamo parlando di normative a tutela della sicurezza dei bagnanti, di tutti quei turisti cioè che popolano le nostre spiagge; norme la cui violazione, non dimentichiamolo, comporta responsabilità penali. Nonostante i rischi, c’è chi invece da anni tale servizio non lo istituisce per niente, chi parzialmente e chi a “cazzo di cane”.

Qualcuno non è presente nonostante l’assistente bagnanti, svolgendo un servizio di pubblica necessità (art. 359 C.P.), non potrebbe abbandonare il servizio di vigilanza, né svolgere altre mansioni.

Qualcun altro crede di poter aggirare l’obbligatorietà del servizio di salvataggio semplicemente con un cartello che avvisa la clientela: “Stabilimento aperto esclusivamente per elioterapia –Spiaggia sprovvista di servizio di salvamento”.

Peccato che tale possibilità ha un vincolo temporale ben preciso, e cioè solamente fino all’ultimo fine settimana di maggio e dal secondo di settembre (Ordinanza Balneare Regione E. Romagna – art. 5 C 6).

C’è perfino chi crede di poter avere la concessione della spiaggia e poterla chiudere con i relativi servizi, in piena estate, a seconda delle sue esigenze e chi è convinto di non dover ottemperare agli obblighi legislativi che impongono il servizio di salvataggio, esponendo il cartello “Proprietà Privata”. Si sbaglia, perché gli stabilimenti balneari e le strutture balneari, anche ad uso privato e/o insistenti su aree private, compresi quelli la cui attività è connessa a colonie marine, campeggi, case di vacanza e simili, siano tenuti ad attivare la propria postazione di salvataggio nel rispetto dei criteri indicati nella presente Ordinanza (art. 5 C 7) che, è bene ricordarlo, impone obbligatoriamente l’istituzione di tale servizio nel periodo compreso tra l’ultimo fine settimana di maggio e il secondo fine settimana di settembre ( art. 5 C 1).

Ma come è possibile una situazione di così palese iniquità nonostante sia obbligatorio, da parte di tutti gli operatori turistico balneari, presentare entro il 30 aprile il piano salvamento all’amministrazione comunale contenente, oltre a copia del piano autorizzato nella stagione precedente, anche le generalità del responsabile del servizio?

Ma non è finita, perché il Comune,dopo l’approvazione dei Piani, deve dare adeguata pubblicizzazione inviandoli, completi degli elaborati grafici utili per l’individuazione dei soggetti coinvolti, oltre che alla Regione Emilia Romagna Servizio Commercio Turismo e Qualità Aree Turistiche, all’Autorità marittima territorialmente competente e agli Organi di Polizia (art 5 C 5).

Perché allora violazioni a tutela della sicurezza dei bagnanti perpetrate da tempo (documentate in un paio di video su youtube fin dal 2009 e denunciate con 3 articoli sui giornali nel 2012), continuano impunemente a non essere rilevate dalle autorità competenti? Due pesi? Due misure? O semplicemente prosciutto marino sugli occhi?


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci

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