SOLONE, LA LEZIONE DIMENTICATA

(FILE)-Picture taken late 09 October 2006 shows the ancient Greek Parthenon temple, atop the Acropolis hill overlooking Athens, framed by lightning bolts during a thunderstorm that broke out in the Greek capital. Acropolis was classified at the top of a list of the European Cultural Heritage. AFP PHOTO / Aris Messinis (Photo credit should read ARIS MESSINIS/AFP/Getty Images)

Mancava soltanto Solone all’appello… Nei momenti più drammatici della trattativa, Tsipras ha ricordato l’Antigone di Sofocle, la morale che supera la legge.

Nel tentativo di portare il dibattito svoltosi a Bruxelles ad un livello culturale, cercando di uscire dal basso tenore di quel confronto, fatto solo dei numeri di Wolfgang Schaeuble e Jeroen Dijsselbloem, i vigorosi richiami ai classici dell’antica Grecia, madre della ragione e della democrazia, del logos e della polis, di Aristotele e Pericle, hanno comunque lasciato un segno, riuscendo almeno a scalfire lo squallido clima fatto di meri numeri ed interessi.

Nelle ultime 48 ore è poi emerso il paragone più calzante con la storia della Grecia, quando le pesanti misure adottate dall’Eurosummit e sostenute dalla Germania, sono state assimilate ai provvedimenti draconiani.

Fu proprio Dracone, da cui il noto aggettivo, arconte di Atene intorno al VI – VII secolo avanti Cristo, che diede una svolta decisiva in materia di debiti e crediti, varando leggi severissime nei confronti dei debitori, generalmente poveri contadini, obbligati a garantire i prestiti ricevuti con la loro libertà o le loro figlie: in caso di insolvenza, venivano venduti al mercato degli schiavi.

Il suo successore fu Solone, uomo probo, poeta, umanista, che cambiò radicalmente le cose dando loro un volto più giusto ed umano. Si occupò di economia, riformò il censo, limitò gli sprechi e volle punire la disoccupazione volontaria, ma in particolar modo, prese a cuore i problemi delle classi povere di Atene oppresse dal peso dei debiti.

Questa operazione, passata alla storia col nome di “seisachtheia”, ovvero: scarico dei pesi, svalutò la dracma del 30% riducendone il peso da 6,27 a 4,36 grammi, così si ottennero 100 dracme con l’argento di 73 vecchie monete.

I debiti espressi in valori nominali divennero improvvisamente più leggeri (siamo nel 594 A.C.).

Plutarco, con acume degno di un moderno economista, scrisse in Vite parallele: “I debitori erano grandemente avvantaggiati e i creditori non perdevano nulla”.

Negli anni successivi l’inflazione rilivellò i prezzi, ma intanto i debitori avevano avuto una boccata d’ossigeno. Nel frattempo Solone, ricordato come uno dei sette sapienti dell’antica Grecia, prese un’altra importante decisione: abolì le ipoteche e nell’antica Atene, vennero rimossi i cippi conficcati nel terreno, che contrassegnavano il bene fornito in garanzia dal debitore.

Questo naturalmente indeboliva l’esigibilità del creditore mentre proteggeva i più deboli.

Alla fine dei suoi giorni, facendo il bilancio della sua vita, Solone fu sereno e soddisfatto. Disse, guardando agli dèi: “E molti atheniesi ricondussi nella patria divina, che erano stati venduti e espatriati per l’oppressione dei debiti”.

Della politica monetaria di Solone, improntata al tentativo di riconciliare debitori e creditori, scrisse la Rivista di storia economica diretta da Luigi Einaudi, il quale paragonò il governatore di Atene a Roosvelt, e lo stesso John Maynard Keynes, dedicò un suo saggio a Solone.

Purtroppo l’Europa di oggi, ha dimenticato il suo insegnamento.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci

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