PALACONGRESSI: C’È QUALCOSA DI NUOVO OGGI, ANZI, DI ANTICO

Non c’è pace per il Palacongressi! L’amministrazione Ceccarelli le ha tentate tutte per impossessarsi gratuitamente dell’immobile…Tzè…

Tutte le politiche – che potremo definire “originali”- che questa amministrazione ha adottato, sono state un disastro: dal mercato ittico, struttura inutile venduta come opera strategica; al ponte “pedonale”; alle spiagge (vera e propria follia amministrativa); alla vecchia fornace (meglio tacere…); al PSC bocciato. Dieci anni buttati via. E poi la chimera dello spostamento della ferrovia, il mancato controllo dell’operato di Verdeblu – che viene finanziata dall’amministrazione con circa un milione di euro ogni anno -. E le stranezze sul PoloEst, la mancata acquisizione di quanto insisteva sull’area demaniale al patrimonio dopo il 31/12/2015, e anche la recente sistemazione del porto lascia perplessi tanti, meno, ovviamente, i fedelissimi del sindaco Ceccarelli.

Possiamo anche citarne una delle prime; cioè la dichiarazione che gli alberghi sono edifici di pubblico interesse! La legge limita fortemente gli edifici che possono essere dichiarati tali e di certo, tra questi, non rientrano gli alberghi.

Ora si rinfocola la mai estinta questione del Palacongressi.

Vogliamo ricordare che quest’amministrazione, dopo averlo ottenuto in comodato d’uso, lo ha affidato gratuitamente a un privato (associazione o srl che sia, sempre un privato rimane). Immobile, inoltre, che come noi abbiamo sempre sostenuto, non era completamente a norma. Per questo lo scrivente è stato querelato, poiché l’amministrazione sosteneva che fosse tutto in regola. Un anno dopo, guarda caso poco prima che scadesse il comodato, emetteva un’ordinanza di demolizione per circa il 40% dell’immobile, divenuto all’improvviso parzialmente abusivo e dando 90 giorni di tempo al proprietario per provvedere alla demolizione della parte abusiva, altrimenti sarebbe divenuto patrimonio del comune.

Proprio in base a questo l’amministrazione ha cercato di impossessarsi del Palacongressi, ma ha trovato sulla sua strada il Consiglio di Stato, che ha bloccato tutto. Ma l’arroganza di questa amministrazione, non ha aspettato la fine dell’iter, sembra lo abbia affittato alla Bim servizi. Almeno stando alle dichiarazioni di Mauro Foschi, tutt’ora proprietario dell’immobile.

Come ha fatto il Comune ad affittare un immobile di cui non aveva certezza di esserne proprietario? E qui torna alla mente l’episodio dell’affitto e della compravendita del chiosco al PoloEst: questo sì, di proprietà dello Stato. A Bellaria si affittano e si vendono strutture senza averne i titoli per farlo? Sarebbe auspicabile, anzi, assolutamente necessario, un “intervento della Magistratura”.

Seguiremo ovviamente gli sviluppi di questa vicenda.

La considerazione, al di là delle questioni amministrative, vogliamo porla dal punto di vista politico.

Come mai tutta questa voglia del comune di mettere le mani su di questo? Semplice, il controllo, inteso come consenso politico, per fare in modo che in qualsiasi cosa ci sia il benestare del comune, e quindi pilotare il voto verso una parte usando questo assioma: «Noi controlliamo tutto, voi votateci, altrimenti potrebbero tornare i Komunisti, e loro non sarebbero comprensivi come noi Un messaggio chiaro della totale supremazia che si vuole imporre.

Provate a pensarci. Il comune possiede il Palazzo del Turismo, nato proprio per le manifestazioni comunali: a che gli serve il Palacongressi? Il vero punto è un altro. Da anni ormai a Bellaria non ci sono più iniziative private per gli spettacoli, per la cultura, per i concerti. Tutto è passato in mano al comune, e così, piano piano, i locali sono scomparsi. L’iniziativa privata è stata inibita, resistono solo gli alberghi, qualche ristorante, i negozi e i bar, ma, notate bene, sono tutte attività che sono sempre esistite, che è impossibile “nazionalizzare”.

Il discorso del comune è più o meno questo: noi vi solleviamo dal dover fare investimenti promozionali, quello lo facciamo noi tramite Verdeblu, non imponiamo la tassa di soggiorno, ma voi lasciateci agire senza critiche, senza dissensi, chi lo farà sarà escluso da ogni attenzione, anzi; sono graditi i complimenti. Noi addirittura finanziamo le iniziative delle associazioni (altro consenso). Chi dissente lo individuiamo attraverso i social, che controlliamo tutti (tranne uno) attraverso i nostri più fedeli simpatizzanti.

È come una cupola, ma badate bene, non come le cupole mafiose al sud, qui alla fine è molto peggio, non ci si può ribellare, denunciare o chiedere aiuto, perché è tutto sfacciatamente legale. Certo si potrebbe anche sospettare una sorta di voto di scambio, ma siccome il consenso è molto alto, è un’ipotesi da scartare. Quello che rimane è una democrazia illiberale (come si usa dire al giorno d’oggi).

Il risultato finale è che tutti vivacchiano accontentandosi. La città non progredisce, ed è un vero peccato. Si potrebbe fare molto di più. L’unica speranza è che i politici cambino atteggiamento, un miracolo in cui è sempre più difficile sperare.

E non finisce qui…


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci