MA DOVE VOGLIAMO ANDARE?

Comunicato del MoVimento 5 Stelle

A novembre si chiude la possibilità di porre ulteriormente mano al bilancio: era ora!

Questo impedirà alla nostra amministrazione di centrodestra di procurare altri danni alle casse del comune.

La miopia dei nostri attuali amministratori ci ha portati a un peggioramento progressivo del bilancio nel corso degli anni. A nulla son servite indicazioni e ammonimenti dei sindaci revisori dei conti, men che meno la riduzione imposta degli emolumenti.

Ora è giunto il momento di fare il bilancio delle opere che hanno impoverito le casse della città.

Il ponte: un’opera che ha sforato il budget e che non trova una vera funzionalità. È stato realizzato come collegamento tra Bellaria e Igea per aiutare le attività di via Torre, fallendo in entrambi gli obiettivi. Lo si attiva 2 volte all’anno, comprese le manutenzioni, e ha già dato dei problemi, giustificato dai pistolotti di un assessore che ritiene che un ponte mobile debba aprirsi alla bisogna. Commento risibile, un ponte mobile si dovrebbe realizzare qualora vi sia una reale necessità. L’opera poteva costare meno della metà, mantenendo il suo scopo e lasciando economie per altri interventi di maggior utilità; magari con un occhio alla realizzazione, vista la nutrita serie di infortuni dei quali è stato protagonista. Purtroppo ha prevalso il bisogno narcisistico di mettersi in mostra.

Il ponte ci porta alla nuova pescheria, opera che andava ben oltre le richieste degli operatori ittici locali e che la maggioranza si ostina ancora a chiamare Mercato Ittico; anche se non ha mai svolto correttamente questa funzione.

Mercato” sul quale sono state raccontate tante inesattezze, compresa quella del finanziamento 100% europeo: balla clamorosa! L’opera è stata in larghissima parte pagata dalla cassa comunale. Anche questa struttura ha sforato nettamente il budget e non è neppure sopravvissuta al mandato in corso, essendo, purtroppo, già fallita. Ma una sua funzione l’ha avuta: quella di poter far raccontare in giro che la chiusura sia da attribuirsi al locale Movimento 5 stelle, che si sarebbe adoperato affinché fallisse. Bugia raccontata ovviamente fuori dalla pubblica sede, nei bar, dove non potevamo difenderci, mostrando la codardia di alcuni individui. Bugia comunque meno peggiore di quella raccontata ai pescatori che utilizzavano la vecchia pescheria sul porto, chiusa per volontà di questa amministrazione e non per richieste pervenute da USL o Capitaneria di Porto.

La tassazione è al massimo, si fanno tagli del 50% alle attività sul territorio (ad esempio al bel programma della biblioteca), ma si respinge la possibilità di inserire una tassa di soggiorno per paura di spaventare psicologicamente i turisti, (sì, lo hanno detto davvero). Contribuiamo con quasi un milione di euro a Verdeblu, con un contratto che si basa sulla fiducia, (sì hanno detto anche questo). Verdeblu va riformato in tutto, il che non vuol dire licenziare i dipendenti, ma rivedere decisamente la programmazione turistica e i fondi “elargiti” per eventi di cui spesso neanche i bellariesi stessi sono a conoscenza.

In consiglio comunale hanno presentato un programma spacciando di averlo ideato loro, ma, in realtà, realizzato completamente da altri, come nel caso del polo est. Comodo prendersi i meriti del lavoro altrui, e scaricare i demeriti (aperture in ritardo di mesi, perdita di sponsor, mancata realizzazione di strutture peraltro già pagate).

È bene non dimenticare che Verdeblu gode della presenza Massimo Bordoni, esponente di spicco di F.I., e ciò limita, secondo noi, la libertà e indipendenza della fondazione per la promozione turistica, sempre più politicizzata e meno rivolta verso l’economia locale.

Anche i lavori sul versante Igea del porto canale sforano ampiamente il budget, ben diverso da quella che era la presentazione, ben lontano da un identità locale e privo di ogni funzionalità pratica per gli operatori primari. Avessero realizzata una struttura identica all’idroscalo di Milano gli avremmo riconosciuto un maggior senso.

Arriviamo, finalmente, all’ultimo grande acquisto: la vecchia fornace, acquisita perché, a quel prezzo lì… era un affare da non lasciarsi scappare. Certo, 20 volte il “prezzo dell’affare” potrebbe costare solo la bonifica dell’area. A tutto ciò, per non farci mancare nulla, aggiungiamo una nota di mistero : quando si è votato per l’acquisizione, erano state avanzate diverso ipotesi di utilizzo della struttura. Alla nostra richiesta di indirizzo l’amministrazione ci ha risposto che ancora nulla era deciso. Durante un consiglio comunale, invece, il sindaco stesso ha dichiarato che le idee su cosa realizzare erano ben chiare sin dall’inizio, ma ovviamente si è ben guardato dal comunicarle. Quando, riassumendo, l’hanno comprata vincolandoci ad una serie di idee, avevano ben chiaro quale realizzare… loro, noi ne siamo a tutt’oggi ignari e, come noi, la città.

Ecco le mani di chi ha gestito le economie del territorio, per non parlare dei dipendenti comunali che se ne vogliono andare, dirigenti in procinto di farlo, indagini aperte da parte del tribunale nei confronti di alcuni ruoli apicali della macchina pubblica.

Il Comune non è a rischio default, ma non è comunque in buone mani, il nostro non è un giudizio severo, ma soltanto un’analisi macroscopica dell’attuale realtà locale, analisi che si rivelerebbe ancor più severa se si analizzassero altri più minuti dettagli.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci