COME TUTTO EBBE INIZIO. PARTE 6

COME TUTTO EBBE INIZIO

Capitolo sesto

Su quelle dune iniziò ad apparire la vita sotto forma di pescatore.

Pian piano i pescatori si riprodussero, generando altri pescatori.

Ma anche nella campagna era iniziata ad apparire la vita sotto forma di contadino.

Pian piano i contadini si riprodussero, generando altri contadini.

E sorsero capanne, poi sorsero case. I pescatori pescavano, i contadini contadinavano.

Una minaccia incombeva sulle coste: predoni che venivano dalle acque e venivano chiamati saraceni, anche se i saraceni di preciso non si sa chi fossero, dato che tutti quelli che arrivavano dalla turchia o dal nordafrica erano detti, per comodità, ‘saraceni’.

Il sindaco fece pressione presso Dio perché proteggesse la sua terra. Dio non vedeva l’ora che fosse cancellata, che l’idea della maxi darsena non l’aveva ancora abbandonata.

Ma il sindaco gli ruppe tanto le sacre sfere, che Dio diede incarico al Papa, con tanto di suo mandato di rappresentanza in Terra e iscrizione all’albo, di far costruire una torre di guardia, che sarà chiamata ‘torre saracena’. La torre di saraceno non ha niente, e i saraceni sbarcheranno molti, molti anni dopo, travestiti da bellariesi… O bellariesi travestiti da saraceni?.. Comunque è uguale.

Il pesce era abbondante e i pescatori pescavano vicino a riva, nemmeno avevano bisogno di barche grandi, bastava tirarle sulla spiaggia. Ma le barche crebbero e divennero più grandi.

Venne l’esigenza di un porto.

Allora una delegazione di pescatori di Bellaria si recò a Cesenatico, che già aveva un porto, per chiedere consigli.
A Cesenatico c’era un esperto che veniva chiamato ‘Fènt ad mèr’ (Fante di mare). Fante di mare era il suo nome, ma il mare, vi ricordo, era ancora solo acqua. Doveva ancora giungere colui che lo avrebbe inventato.

I Bellariesi parlavano solo bellariese, i cesenatice… i cesenatic… i ces… quelli di Cesenatico (uff), parlavano solo il cesenatice… il loro dialetto.

Si decise di usare una lingua straniera: un simil italiano.

I bellariesi si presentarono e il loro capo, quello più intellig… quello più… uno di loro, disse: “Sieto tu lo Fanto di maro?”

Il c… (?!) quello di Cesenatico rispose: “Siglie, sono iglie…”

Poi non si sa in che lingua continuarono, ma non si devono essere spiegati bene, perché il porto di Bellaria venne una chiavica.

Poi un giorno i pescatori che pescavano si incontrarono con i contadini che contadinavano, e avvenne che i pescatori portavano il pescato ai contadini, che in cambio davano il loro contadinato.

Poi i contadini vennero a vedere l’acqua e le donne dei contadini si unirono con i pescatori e le donne dei pescatori si unirono con i contadini. E nacquero i pescontadini e i contapescatori.

E i contadini cominciarono a pescare mettendo in mare le nasse per le seppie, e i pescatori iniziarono a farsi l’orto e allevare i polli nei cortili delle case: la maledizione divina stava pian piano insinuandosi.

Infatti i pescatori, che facevano le reti, avevano bisogno della fibra per fare fili e cordame. Piantagioni di canapa sorsero ovunque, la canapa era in ogni casa. Fosse stato oggi, sarebbero: o diventati tutti ricchi, o sarebbero finiti tutti in galera (buona la seconda).

Nelle case entrava la canapa e uscivano le reti, il lavoro ferveva. Le barche crescevano, le nasse aumentavano, i polli facevano le uova e gli ortaggi trovavano posto tra la canapa, i cui effetti si sarebbero manifestati molto più tardi… ma proprio di brutto!

Intanto pescontadini e contapescatori continuavano ad accoppiarsi, e generavano. Boia se generavano!

Bellaria divenne un borgo che venne posto sotto il comune di Rimini, che si era accorto della mancanza della darsena e allora s’era preso quello che c’era sopra.

Un giorno uno scrittore, romagnolo di nascita, che era emigrato a Milano, sentì il richiamo della sua terra, e prese la bicicletta per tornare ai luoghi natii (questa è molto poetica vero?).

Dopo una lunga pedalata arrivò in quella che lui scrisse chiamarsi Bellaria “per l’aere puro”; ma era stato il sindaco a chiamarla così già alla creazione, quando ancora l’aria non l’avevano fatta. Gli era scappato quel nome per la fretta.

Fatto sta che il posto gli piacette… gli piacè… (?!?) gli andò a genio, e su una duna fece costruire una casa rossa, condannando per un lungo futuro il luogo al comunismo.

La spiaggia era grande, anzi, era tutta spiaggia, ma i pescontadini pensarono bene di costruirci sopra in prossimità dell’acqua. La cosa avrebbe pesato tanto negli anni a venire. Infatti si erano spartiti il territorio, loro procreavano, le case aumentavano. Prima erano casette, ma il terreno intorno era grande. Avevano l’orto, i polli, anche i tacchini avevano, e poi c’era la canapa. Insomma, quelle casette con il tetto a padiglione e le persiane verdi, non erano nemmeno male, anzi. Diciamo che, a parte che avevano costruito troppo vicino alla spiaggia (ma capirete, è normale, costruivano più vicini che potevano al luogo di lavoro), l’ambiente stava diventando carino: se era piaciuto allo scrittore!

Continua

Capitolo precedente, http://www.belligea.it/2017/11/05/come-tutto-ebbe-inizio-parte-5/

Il Direttore Giuseppe Bartolucci