COME TUTTO EBBE INIZIO. PARTE 1

AVVISO IMPORTANTE
Pubblicheremo, a puntate, un racconto.
A Bellaria I.M. c’è, e c’è stata, una incredibile – per numero d’abitanti – quantità di “scrittori”.
Tutti hanno scritto, e pubblicato, storie del paese – ora addirittura “Città”- in cui raccontano episodi, biografie di famiglie, autobiografie, storie di marineria e altre storie locali.
Pare ci sia ancora qualcuno che sta scrivendo qualcosa del genere.
Ma la storia che ci è capitata tra le mani, riguarda sì la storia della nostra terra, ma dagli inizi.
No, non dagli inizi del luogo in cui viviamo, ma proprio dagli inizi… “inizi”.

L’autore, se è lui, è perlomeno inquietante. Reca nientemeno che la firma di Endubsar, lo scrivano sumero cui gli dèi avevano dettato gli eventi delle origini. Bene, in alcune tavolette incise in cuneiforme, rinvenute in alcuni scavi dell’antica Babilonia, c’era anche la singolare storia della nascita, della crescita e del futuro della nostra città. Sì, gli dèi sapevano già tutto dalle origini: passato, presente, futuro, imperfetto e congiuntivo.
La storia verrà pubblicata a puntate. Consigliamo di trascriverla con il copia-incolla, per poter conservare questa preziosa reliquia.

Le tavolette le abbiamo tradotte noi personalmente, per cui potete tranquillamente confidare nella assoluta fedeltà della traduzione.

COME TUTTO EBBE INIZIO

Capitolo primo

Nel principio Dio creò i cieli e la terra. La terra era informe e vuota…
Così inizia la Genesi. Vi risparmiamo il resto e arriviamo a un punto che l’antico testamento non riporta, ma che abbiamo trovato traducendo antiche tavolette sumere (tanto il cuneiforme lo conoscono tutti) e confermato srotolando i rotoli del Mar Morto. Ma la conferma definitiva ci è stata fornita da un sindaco, che le cose come le sa lui non le sa nessuno. La ragione risiede nel fatto, che quando avveniva tutta quella roba, lui era lì e stava dando una mano… Questo cambierà radicalmente la storia dell’umanità… o quasi.
Dunque avvenne che il settimo giorno Dio si riposò… LUI. Ma l’altro, il sindaco intendiamo: NO!
La terra era quasi finita, cioè c’era tutto, le acque (il mare lo avrebbero inventato dopo), la terraferma, cielo, nuvole. Ma mentre Dio riposava, al sindaco parve mancasse qualcosa. Non volle però fare una creazione immediata: primo perché il capo era gelosissimo e di pessimo carattere, se avesse visto l’ingerenza si sarebbe incazzato a bestia. Secondo perché aveva calcolato tutto con attenzione e aveva già previsto dove la deriva dei continenti avrebbe fatto finire il germoglio del seme che aveva preparato.
“Sia fatta Bellaria!” Disse il sindaco. E sparò il seme che finì dove doveva finire. Se ne sarebbe parlato dopo qualche era geologica. Lui, poteva aspettare.
Quando Dio si ridestò, in effetti ebbe l’impressione che non tutto fosse esattamente come lo aveva lasciato, espresse pure il suo dubbio al sindaco, che però gli disse:
“Sarà che eri stanco e non ti ricordi bene” (si davano del tu, ma c’erano solo loro, un po’ di confidenza è normale).
Dio abbozzò, ma sarebbe rimasto con quel dubbio.
Ah, vi chiederete di cosa era sindaco quel sindaco e perché si chiamava sindaco.
Nelle tavolette sumere, gli Anunnaki spiegano che tutto ciò che deve avvenire è già avvenuto. Einstein dice che il tempo è relativo, il sindaco dice che va bene così, e allora non stiamo più a discuterci sopra.
D’altronde ci hanno insegnato fin da bambini a credere a delle cose che non sarebbero da credere… quindi.
E passarono eoni di tempo. La Terra era diventata con la T maiuscola, la vita era apparsa, si era estinta, era riapparsa e si era riestinta di nuovo. È che in effetti non era facile fare una vita proprio come si deve. Un po’ di tentativi per arrivare a qualcosa di accettabile sono inevitabili.
I due si consultavano:
“Quante zampe gli facciamo?”
“Zampe?”
“Beh, dovranno pur muoversi no?”
“Lascia che striscino!” (quest’ultimo era il sindaco).
Poi arrivarono i dinosauri. Nel frattempo la deriva dei continenti derivava e in punto, proprio quello che il sindaco aveva calcolato, si formò una penisola a forma di stivale. Ma se ne sarebbero accorti dopo, perché gli stivali non li avevano ancora inventati.
Come dicevamo, era proprio in quella penisola che il sindaco aveva seminato quel suo seme. Ci mise un bel po’ a germogliare, era roba complicata. Cioè, proprio complicata no, ma era che il sindaco (scritto con la minuscola perché così sarà imposto da Dio: poi capirete) aveva fatto un po’ di fretta per non farsi scoprire… Ed è da qui che inizia il casino…
Infatti Dio, che controllava sempre, un giorno, andando a visionare il progetto, vide che c’era una parte abusiva. Il problema è che se non era stato lui, non poteva essere stato che l’altro. Ne ordinò immediatamente la demolizione: ma il sindaco si era specializzato a non far demolire dove c’erano ordini di demolizione e iniziò un lungo contenzioso.
Per avere una commissione giudicante, Dio fu costretto a creare una giuria. Nacquero così gli angeli, gli arcangeli, i cherubini, i serafini, i troni e le dominazioni. Per pagare la loro creazione, oltre al compito di giudici, verranno designati ad altre funzioni e quasi tutti saranno anche destinati a diventare cognomi… Che non è roba da poco.
Alla fine si stabilì che: “Va bene, può starci, ma quello che ci si dovrà fare lo deciderò io!” Disse il Capo.
Intanto i dinosauri erano diventati troppo grossi, troppo rumorosi, troppo mangioni, e troppo testoni. Si decise di farli estinguere per mettere sulla Terra qualcosa di più raffinato. Se ne pentiranno!
Si riunirono di nuovo per decidere chi dovesse occupare il pianeta come specie dominante.
Studia che ti studia, progetta che ti progetta, le provarono tutte.
Un giorno che erano stanchi morti e avevano anche litigato, si guardarono e dissero all’unisono:
“Beh ma, perché non lo facciamo a nostra immagine e somiglianza?!”

Il Direttore Giuseppe Bartolucci