L’EDITORIALE: IL MINISTRO ORLANDO NON VUOL CAPIRE

Ci risiamo, come al solito torna il tema delle intercettazioni pubblicate sui giornali.

Caro Orlando, come mai in tanti anni di governo delle sinistre solo adesso tirate fuori questo argomento? Quando a essere colpita era la destra, vi siete sempre limitati a enunciazioni di principio e nulla più.

Lei, Orlando, come del resto molti politici, non ha ancora capito la differenza tra la rilevanza penale e quella giornalistica, che per fortuna, non sempre coincidono.

La visione di un Magistrato è quella di trascrivere solo ciò che risulta penalmente rilevante, quella di un giornalista, cui è difficile chiedere l’autocensura, è quella di pubblicare tutto quello che può avere rilevanza per l’opinione pubblica.

Sono pertanto punti di vista molto diversi e con diverse finalità. Ma credo che fin qui ci arrivi anche Lei. Spero.

Caro Orlando, Lei non può pretendere che i giornalisti si sostituiscano all’inefficienza delle istituzioni nel formulare leggi adeguate. Qualsiasi giornale, degno di questo nome, se fosse venuto in possesso di quella telefonata l’avrebbe pubblicata. È evidente che c’è stata una violazione del segreto d’ufficio da parte di un pubblico ufficiale, ma per perseguirla non è necessaria una nuova legge, quelle che ci sono bastano e avanzano. Soprattutto, a nostro modesto giudizio, andrebbe perseguito chi fornisce le informazioni, non chi le pubblica.

Basterebbe un comma per il quale chi pubblica intercettazioni sia obbligato a rivelarne la fonte, non molto democratico, ma efficace.

Vede Orlando, i giornali hanno il diritto-dovere di pubblicare ogni cosa arrivi sulle loro scrivanie, naturalmente dopo i dovuti riscontri, non solo quello che fa comodo al potente di turno

Se vogliamo tornare alla censura del ventennio si accomodi pure, se invece Lei, come altri, volete una mezza censura, che imponga di rimanere sempre sul vago, sul dire ma non dire, allora altro che censura del ventennio! E’ molto peggio. Significherebbe voler far credere a una inesistente libertà di stampa.

Crediamo che, come Ministro della Giustizia, lei abbia il dovere di agitarsi, ma anche, e soprattutto, il dovere di porre rimedio a una mancanza molto grave, presente da anni nelle istituzioni.

Ma lei, Ministro, non può pretendere che quella telefonata non fosse pubblicata. Cos’è non le piace il ventennio fascista ma va bene il trentennio staliniano? Perché di questo alla fine si tratta!

Ben poca può essere la privacy di un politico, già Primo Ministro, che intende governare l’Italia.

Per l’opinione pubblica invece un valore ce l’ha. Mostra il rapporto tra l’ex Presidente del Consiglio e il padre, e risponde a molte delle domande che i cittadini si sono posti in questi mesi su relazioni e complicità familiari.

Oppure i giornali devono tacere quando si parla della vostra parte politica? Ci sembra che quando era Berlusconi nel centro del mirino, Voi non vi siate agitati tanto.

Lasci perdere signor Ministro, le leggi che ci sono possono bastare. Come ha spiegato Armando Spataro, Procuratore capo di Torino, queste direttive «hanno il fine di tornare a dare alle intercettazioni lo scopo che realmente hanno: raccogliere elementi per dimostrare la colpevolezza di un imputato». Un principio sacrosanto per un Magistrato, che non lede il principio fondamentale di un giornalista: cercare e pubblicare notizie ogni volta che sono di interesse per l’opinione pubblica, anche se sono riservate o penalmente irrilevanti.

Tutto questo non ci può far dimenticare cos’è una notizia e cosa è rilevante per i lettori. Doveri e ministeri sono diversi, Lei faccia la sua parte, e lasci fare la loro a giornali e giornalisti.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci