La stangata – il grande bluff non riuscito.

soffioI grandi retroscenisti da strapazzo ed illustri giornalisti nazionali (il più delle volte correntisti) si erano già stracciati le vesti da giorni.

“Che succederà?”

“Lo spread, occhio allo spread…”

“Faremo la fine della Grecia…”

“Questa è la fine di tutto…”

Come se non conoscessero la genesi di questo Governo.

Come se non conoscessero Silvio Berlusconi da più di vent’anni.

Invece conoscendo il gioco delle parti in politica, non ho scritto seriamente prima di oggi sull’argomento, il cui esito era secondo me scontato, l’unica cosa incerta era su cosa dicesse Berlusconi in aula, e infatti ha potuto solo dire che votava la fiducia.

Enrico Letta ha ottenuto la fiducia e consolidato la sua premiership.

Certo, ciò che è successo negli ultimi giorni è da sottolineare, ma era ampiamente prevedibile a chi mastica politica da un po’ e non obbligatoriamente nei dintorni di Palazzo Chigi. Partiamo da una premessa: potete dire e pensare tutto ed il contrario di tutto di Silvio Berlusconi, ma non che non sia un uomo machiavellico.

L’idea originaria era figlia di un grande bluff, come il più abile dei giocatori di poker: far pressione sul Governo per ricevere favori sulla decadenza (Legge Severino, sentiti tirata in causa).

In pura logica do ut des, secondo il più nobile mantra berlusconiano.

Intuendo presto che il gioco non poteva sussistere, ha forzato la mano sui suoi, cercando una sponda amica, forzando i suoi fedelissimi ad uscire allo scoperto, con le dimissioni di massa. Ma anche i più grandi bluffatori commettono un errore ed il suo è stato quello di credere di avere il partito in mano: cosa che non ha più e non da oggi. Il grande manovratore non è Angelino Alfano, come erroneamente molti credono, ma Maurizio Lupi, l’uomo a cui piace stare dietro le quinte e colui che si sta ritagliando un ruolo da leader del futuro centro-destra (più centro che destra) di estrazione ciellina.

Letta, di par suo, con il suo abile staff, è stato bravissimo: non si è fatto prendere la mano, ha riunito i suoi, ha colto la palla al volo con i transfughi, ha promesso un Governo del Fare e non un Governo del Rinvio (accezione che il buon Enrico, comunque non merita), ha sviluppato accordi a trecentosessanta gradi tra le parti ed ha fatto il grande sgarbo a Silvio Berlusconi.

La conseguenza prevedibile è stata quella finale: anche Silvio Berlusconi si è dovuto adeguare, anche Silvio Berlusconi ha calato la testa, lui che la testa l’ha sempre fatta abbassare agli altri.

Non è un giorno qualunque per l’Italia e non è un giorno qualsiasi per questo Governo.

La scissione del PdL, seppur mascherata nelle ultime ore, è forte ed evidente, come anche la forza da Premier di Enrico Letta, uscito più statista e meno Premier di doppia (e fragile) coalizione.

Il suo discorso dinanzi al Senato è stato di altissimo profilo politico, ha aperto con Einaudi ed ha chiuso con Croce, con l’aggiunta della citazione dell’11 Marzo 1947 ai padri costituenti.

Giusto per far comprendere lo spessore del discorso in questione.

Ha ribadito le linee guida del Governo: responsabilità fiscale e semplificazione, ha parlato di scuole e Sud Italia, ha dichiarato di voler costruire al più presto un patto di stabilità interno più intelligente, ha discusso di innovazione, crescita, riforme, ma soprattutto è stato perentorio sulla politica da trincea “ora concentriamoci solo sulle cose da fare”.

E Silvio? Il bluffatore ha capito che i numeri delineati nella notte dal fido Verdini erano errati: non otto, ma ben più di venti i “traditori”. A quel punto, il furbo politico Berlusconi, con un ribaltone da trapezista di gran fama, ha ordinato il dietrofront e la fiducia al Governo Letta, prevedibile sin dagli albori, almeno per il sottoscritto.

Cosa resterà di questa mattinata al Senato? Resterà la vittoria, l’ennesima di Enrico Letta e la spaccatura del PdL, oltre a tante chiacchiere, spesso inutili ed innocue.

Letta, nel suo discorso alla Camera, di certo non farà intestare la vittoria della continuità del Governo a Berlusconi, ma si prenderà il titolo ed il merito di ciò e dica espressamente che è arrivato il momento di fare, o se volete cambiare verbo, di agire.

Letta sopratutto è uscito rafforzato a livello personale, e probabilmente convinto alcuni dei suoi detrattori, e questo di sicuro sarà un problema per Renzi che già si vedeva a palazzo Chigi.

Giuseppe Bartolucci

Il Direttore Giuseppe Bartolucci

Commenti

  1. mscalzo2013 ha detto:

    Commento veloce: c’èla mano dell’angel(in)o?