C’ERA L’ACCA

1 Nel mezzo del cammin di nostra vita  ci trovammo a digitar sulla tastiera.  Ma per casualità o sorte nera, la sola lettera acca era smarrita.

2 Ad essere sinceri, or che ci penso non è sparita e la si trova ancora Piazzata in un uso senza senso: vi sia d’esempio il nome dei Sonohra

3 Capisco che parlando non si noti e la dizione in questo, certo aiuta.  Ma nello scritto vedo dei beoti bistrattar la consonante muta.

4 La differenza ai più è sconosciuta fra verbi, articoli e preposizioni. E fra gli accenti l’acca vien sbattuta in tante, direi troppe, situazioni.

5 Per risparmiar caratteri scrivendo un messaggino dal proprio cellulare, han preso tutti un vizio, il più tremendo, che genera una lingua assai volgare.

6 Ormai adusi a questo barbarismo che della nostra lingua ha fatto strazio, s’inventano ogni bieco neologismo anche qualora vi sia tempo e spazio

7 Se c’era l’acca ora se n’è andata, vittima di sigle e abbreviazioni. Insieme alle vocali vien cassata da queste sciagurate epurazioni.

8 È già stato diviso il calendario in mesi, giorni, ore fino ai secondi. Dire “Un attimino” è necessario? Io chiedo, ma so già che non rispondi

9 Non so più quante volte hanno sgridato ai tempi della scuola, noi monelli. Ma ora, dire “a me mi” è sdoganato: si arrendano Garzanti e Zanichelli!

10 O voi che non usate più la penna che la tastiera vi da più soddisfazione, recatevi in visita a Ravenna. cogliendo al volo la prima occasione.

11 Vi troverete del sommo Vate Dante, la tomba che raccoglie le sue spoglie. Dal tumulo, ascoltate attentamente non curatevi del vento tra le foglie.

12 Tendendo il padiglione auricolare, udirete un ronzìo ininterrotto Ricorda un trapano, od un ventilatore. Che cosa sia, ahimè, è presto detto.

13 La lingua che lui eresse a poesia è farcita oramai di errori ed impropèri. Ciò che frulla non è frutto di magia: ma son le balle del povero Alighieri.

Giuliano Gavagna

Il Direttore Giuseppe Bartolucci