ELEZIONI: LA SINDROME DI TOPO GIGIO

Dunque: il PD ha perso insieme a tutta la sinistra. Il centrodestra non ha vinto, semmai ha vinto la Lega. Di certo non Forza Italia, che tra i partiti di peso è quello che si è ridotto a scendiletto della Lega. Ha trionfato il MoVimento 5 Stelle.

Quanti, e quali, saranno gli eroici cavalieri che saliranno sul carro del vincitore?

E adesso, chi glielo va a dire al sindaco Enzo Ceccarelli che il suo blocco di maggioranza si è staccato dall’iceberg e galleggia alla deriva? È stato delegittimato. Da chi? Dai tanto odiati – da Ceccarelli – Pentastellati: ma guarda un po’!

Ma per Bellaria I.M. cambierà poco se i cittadini non si svegliano, o meglio se, finalmente, non decideranno di liberarsi del “clan dei bordonchiesi”.

Il Clan dei Bordonchesi è una lobby trasversale, i cui interessi toccano tutti i rami economici della città. Il clan non ha una vera e propria appartenenza politica, infatti, a parte i pentastellati, nel Clan è possibile ritrovare molti personaggi legati a tutte le altre forze politiche. Semmai, il Clan si appoggia saldamente alla Chiesa.

Da sempre l’accordo con il Clan garantisce il potere politico della città, ma anche il potere economico/finanziario.

Tra poco più di un anno si voterà per il nuovo sindaco. Sarà allora che i bellariesi dovranno scegliere se rimanere sudditi del clan, oppure di rinnovare la città. Rinnovare, non solo il sindaco, ma l’essenza stessa di questa città. Darle quel senso di appartenenza, ormai latente da decenni.

Qui non stiamo parlando di questo o quel partito, ma di persone che intendano il potere politico come missione per il bene della città e non fine a stesso, eliminando certi privilegi, trattando i cittadini senza differenze di appartenenza politica, sociale, di classe, creando il senso di comunità.

L’appellativo “Città”, non fa di noi una vera città. Per come abbiamo vissuto finora rimaniamo ancora un paese. Dobbiamo crescere, muovere sul serio i primi passi per diventare qualcosa e non essere solo un luogo di vacanza che per otto mesi va in letargo. Dobbiamo uscire dall’apatia in cui siamo caduti grazie a un benessere economico che avevamo raggiunto, ma che, purtroppo, è ormai diventato appannaggio di pochi.

Ma veniamo al titolo: “la sindrome di Topo Gigio”. I due più famosi personaggi afflitti da questo male… sono Berlusconi e Renzi. I grandi uomini si vedono da come sanno uscire di scena: loro hanno dimostrato di non saperlo fare. Entrambi, reputando di essere importanti, addirittura indispensabili, cercano di tenere duro, non vogliono andarsene, ma ogni ciclo finisce. Le dimissioni – postdatate – di Renzi sono ridicole. Topo Gigio non riesce a farsi da parte – sente la palla sua e ci vuol giocare solo lui -. Renzi sa bene che avendo voluto rottamare mezzo partito ha molti nemici, e quelli che a suo tempo si erano messi con lui, non sono affidabili. Lui ha il suo Clan, che è sempre stato mal sopportato dagli altri maggiorenti del PD, e la Boschi, alla fine, si è rivelata solo una bella statuina al pari di quelle di berlusconiana memoria.

Berlusconi era già uscito dalla considerazione della vita politica italiana, ma ha voluto tentare l’ennesimo ritorno. Cercare ancora una volta “il miracolo” di zio Silvietto in campagna elettorale. Solo i suoi strettissimi collaboratori ci hanno creduto, forse non potevano far altro non avendo, né la verve comunicativa, né la faccia tosta di Berlusconi. Non dimentichiamo che Forza Italia è un’anomalia sopravvissuta alla prima Repubblica grazie alla ricchezza di Berlusconi. Al tempo Silvio temeva che i komunisti gli togliessero il suo impero televisivo.

Per entrambi la stagione è finita, è ora di andare a casa. Ma mentre Berlusconi è uno che ha conosciuto la fatica del lavoro, Renzi è il perfetto Topo Gigio che non sa cosa significhi vivere del proprio lavoro.

Ancora qualcuno si sta chiedendo il perché del successo dei 5 Stelle e della Lega?


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci