Perché tutti ricordino la Carrà come merita.

Lettera al Direttore

Tutta Italia, scusate, mezzo mondo, ha pianto la scomparsa di Raffaella Carrà. Noi, a Bellaria Igea Marina, ci siamo sempre vantati di averla avuta fra i nostri concittadini. Oggi, ancor prima della sua tumulazione, alcuni “ignoranti” si sono cimentati in sproloqui sulla supposta “ingratitudine” della “Raffa” nazionale verso la città che l’ha “allevata”.

Ora, terminate le virgolette, vorrei rivolgermi agli ignoranti. Non uso termini come stupidi o cretini perché non è nel mio stile e perché rispetto la loro intelligenza, credo invece che ignorino la storia nostra e della nostra amata Lella.

Raffaella Maria Roberta Pelloni era nata a Bologna dalla madre Iris dell’Utri e padre Raffaele Pelloni. Il padre se ne andò quando Lella aveva 2 anni e sua madre decise di trasferirsi a Bellaria, paese frazione di Rimini (siamo nel 1945) dove risiedeva la nonna Andreina. Qui Lella trascorse 8 anni per poi trasferirsi a Roma (fin da bambina aveva l’ambizione della recitazione e venne chiamata a partecipare ad un film).
Vivere in un piccolo paese da 2 a 10 anni ti segna la vita.

Raffaella Carrà non ha mai dimenticato Bellaria Igea Marina. Tutto il mondo dello spettacolo la considera di Bellaria: Renzo Arbore, fra i primi a ricordarla, l’ha etichettata come vera romagnola, altri artisti la citano come nata a Bellaria. Tutto questo perché il legame che aveva con la nostra località e con la nostra comunità era indissolubile.
E questo nonostante il trattamento che aveva ricevuto nel 1972, quando dopo varie insistenze si convinse a fare uno spettacolo allo Chez Vous. Lo faccio, disse, ma per beneficenza.

Quanta gente, soprattutto quanti bambini, ha aiutato Raffaella non lo saprà mai nessuno. Quando ha voluto portare aiuti ad Amatrice disse: “Se parlate giro l’auto e torno indietro.” Il bene si fa ma non si dice.
E invece, quella sera allo Chez Vous c’era pochissima gente.

Cari ignoranti, forse voi non c’eravate nel ’72, o forse eravate piccini, forse sono stati i vostri genitori e i vostri nonni a scegliere di consumare qualche centomila per una cena in luogo di cento pasti per chi non aveva nulla. La Carrà se l’è legata a un dito e ne aveva ben donde. Gianni Boncompagni era infuriato, aveva accettato la decisione di Raffaella per amore della sua gente e per aggiungere un altro gesto d’amore per chi era meno fortunato.

Cari ignoranti, la ferita vera è questa e non è stata causata dalla nostra amata Lella. Lei non tolse, per questo, la sua residenza a Bellaria, tant’è che tre anni dopo, alle elezioni comunali del 1975, me la ritrovai di fronte. Ero scrutatore alla sezione della Borgata. Il presidente, il lunedì mattina, andava a votare a Bologna e mi nominava vice. Arrivò la Carrà con un completo tailleur-pantalone bianco; mi sembrava altissima.
Evidentemente sotto al pantalone c’era un bel tacco ma credo che la mia percezione fosse stata deformata dall’ammirazione. Comunque era bellissima.
Sua madre, che l’accompagnava, la invitò a votare per il PRI indicando la relativa lista. Io, investito di cotanto ruolo, la richiamai al rispetto della legge. Raffaella però non si fece convincere e rispose “so da sola per chi devo votare” e si soffermò sul manifesto della lista PCI. Per chi votò ovviamente non lo so, ma questo comportamento fu per me un segnale incoraggiante (confermato da un risultato storico).

La rivedemmo però nell’86 all’inaugurazione dell’Isola dei Platani a fianco del sindaco Fabbri.
Poi gli impegni e la scomparsa della mamma la tennero lontana.
La Carrà è diventata ed è rimasta un’icona della televisione per la sua energia, per le sue inconfondibili qualità artistiche, per la sua umanità. Una grande artista del mondo dello spettacolo ben oltre i confini nazionali.
La sua scomparsa ha colto di sorpresa un po’ tutti noi, chi l’ha conosciuta e chi invece, come me, l’ha solo incontrata. Io, però, ricordo molto bene tutte le volte che ha manifestato in TV il suo legame con Bellaria Igea Marina, una località che non sempre ha saputo dimostrarle tutta la stima e la riconoscenza che avrebbe dovuto.

Chi vive di turismo e dal turismo ha potuto raccogliere frutti consistenti, soprattutto negli anni 70/80, oggi potrebbe riscattare quella pesante assenza in quella serata del ’72; voi, non solo il Comune, facendo qualcosa di davvero importante in suo onore. Così anche gli ignoranti potrebbero sapere.

Nerio Zanzini


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci

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