LA GRANDE STORIA DELLA NOSTRA SCUOLA … E LA SUA TRISTE FINE

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Scuola Ferrarin

La “Ferrarin”, l’ultima scuola costruita e rimasta incompleta.

Si parla in questi giorni, a ragione, dell’ubicazione di una nuova scuola in zona ex tennis Bellaria. Una scelta (speriamo non sia già tale) ai più incomprensibile per motivi logistici, educativi, funzionali ed anche economici. È vero che bisogna mettere in conto che si può discutere di tutto senza sentirsi la verità in tasca, ma qui diventa molto difficile capire perché si voglia, ancora una volta, affrontare i problemi senza una minima visione strategica. D’altronde anche questa vicenda è “coerente” con l’agire amministrativo di questo ultimo decennio. E quando si parla di scuola, guarda caso, si parla di “problemi della scuola”.

C’è, invece, stato un tempo dove si parlava, e molto, della scuola come opportunità di crescita per i singoli ragazzi e per la comunità intera. E allora, forse, vale la pena ripercorrere la nostra storia anche correndo il rischio di commettere qualche omissione.

Il nostro comune nasce nel ’56, fase storica prossima al “boom economico” ma ancora tutta dentro la ricostruzione post-bellica. Fra il ponte di ferro e il molo ancora erano arenati, o meglio, infangati, gli scheletri di bragozzi e trabaccoli bombardati.

I nostri amministratori assegnarono allora precise priorità: fogne, strade e scuole. Sì, perché Igea, Bellaria e la Cagnona, credo potessero contare su una o due scuole di proprietà pubblica costruite a tal fine. Quasi tutte le scuole dell’obbligo erano ubicate in locali in affitto, stanze di abitazioni e condomini, riconvertiti allo scopo con problemi indescrivibili per la sicurezza e la funzionalità didattica. Nel giro di pochi anni nacquero i plessi di Igea Centro, della Cagnona (Tre Ponti) e di via Elios Mauro (Filippine). Poi, nei primi anni sessanta, si costruì la scuola media di via Mazzini in sostituzione di quella in affitto su piazza Di Vittorio (dove ora c’è il condominio Bianchi). Ben presto questo plesso fu però destinato alle elementari (Carducci), perché la secondaria trovò sede nel nuovo grande plesso progettato dall’ing. Mario Berto (via N. Zeno).

Quindi, i primi tre lustri di autonomia comunale si caratterizzarono per lo sviluppo dell’edilizia scolastica, recuperando velocemente il gap creato dall’essere stati, per anni, periferia di Rimini.

Gli anni settanta si sono aperti senza troppi problemi per la scuola bellariese, almeno dal punto di vista delle strutture. Quindi? Spostiamo l’attenzione verso altri settori? Neanche per sogno! Comincia proprio fra il ’72 e il ’73 il periodo più intenso per l’attività amministrativa verso le problematiche scolastiche. È la stagione Cesare Bassi (oggi non più con noi, allora direttore didattico e assessore alla scuola). Era un fiume in piena ed i colleghi di Giunta, capitanati dal compianto Odo Fantini, non lo ostacolarono, anzi ricevette supporto finanziario (mai il settore scuola pesò tanto sull’intero bilancio comunale) e politico. D’altronde in quegli anni il nostro comune ospitò personaggi di caratura nazionale ed internazionale fra pedagogisti, psicologi ed educatori. Nacquero due scuole dell’infanzia comunali e tre statali (in locali costruiti o reperiti dal Comune). Le comunali d’estate diventavano 5 per sostituire la vacanza statale. Nacquero i centri estivi, si diede avvio al servizio di trasporto scolastico, prima in appalto alla cooperativa taxisti, poi in proprio, ottenendo un grande risultato, non solo logistico, ma soprattutto culturale: non c’erano più scuole di campagna e scuole di città.

In quegli anni il Comune (con i suoi amministratori e con i suoi uffici) riuscì a dimostrare che l’ente locale può essere qualcosa di più di un erogatore di servizi a richiesta, ma un soggetto attivo che si fa carico della responsabilità educativa e formativa dei cittadini di domani. In questo contesto fu determinante la disponibilità e l’apertura mentale di chi aveva ruoli importanti nella scuola, dai dirigenti scolastici agli organi collegiali.

Arriviamo così verso la metà degli anni ’80, quando inizia una fase amministrativa ricordata più per gli arredi urbani che per i servizi scolastici, ma è un errore. Riuscire, nella parte conclusiva del secolo scorso a mantenere alto il livello dei servizi scolastici, non era facile. Eppure, ciò che era stato costruito negli anni ’70, non solo non venne disperso (a parte la partecipazione sociale che andava scemando un po’ ovunque), ma i servizi vennero potenziati e qualificati. È il caso della mensa scolastica centralizzata, dei trasporti e dei laboratori. Il ruolo di un dirigente scolastico come Mara Marani, animata da forte passione e grande dedizione, è stato decisivo per rinsaldare ancora di più il rapporto fra le istituzioni e fra queste e le famiglie.

Il nuovo secolo nasce fra mille difficoltà: i comuni devono fare i salti mortali per far quadrare i conti ed il rapporto con i cittadini è sempre più problematico. La scuola bellariese però si salva, un po’ per il calo delle nascite che controbilancia l’immigrazione, un po’ per l’attenzione di Gianni Scenna (sindaco dal 2000 al 2009) che appariva un po’ troppo avvocato, ma nelle scelte non penalizzava l’educazione e la cultura (vedi Asilo nido e Casa Panzini).

E poi?

L’ultima parte della storia del ruolo del nostro comune nello sviluppo dei servizi e delle strutture scolastiche è ancora tutta da scrivere. Perché è vero che stiamo parlando di oltre un decennio, ma qualcuno ci aiuti a trovare una scelta, una sola, in favore della scuola (leggi degli studenti e delle loro famiglie). Ah, sì, una c’è stata: lo sdoppiamento dell’istituto comprensivo. Due istituti in coabitazione o, se vogliamo, un nuovo istituto senza istituto: con la creazione di nuove tensioni e conflittualità delle quali nessuno di noi sentiva la mancanza.

Ed oggi ci troviamo a discutere se ricavare una nuova scuola “incastonata” nell’ex area del centro tennis di via Bellini. Per fare cosa? Per giustificare il permanere dei due istituti? Andando a complicare la viabilità in una zona già problematica? Ma non si può davvero affrontare il problema cominciando da cosa servirebbe ai nostri ragazzi? È così difficile capire che la scuola è, e deve essere, soggetto protagonista per la crescita culturale, sociale ed economica della nostra comunità?

Il sindaco Filippo Giorgetti parla di recuperare i ritardi. I ritardi di chi? Di chi l’ha preceduto o di se stesso, che nella passata amministrazione mi sembra facesse proprio l’assessore alla scuola?

In ogni caso, in questo modo non si recupera nulla; manca una visione del futuro, non si capisce cosa si vuol fare delle infrastrutture, della viabilità, dei servizi. Ogni tanto facciamo un ponticello sul fiume, ma non uniamo nulla e nessuno. Ed infine si lancia l’idea rivoluzionaria del piano strategico che, per definizione, è visione globale, coinvolgimento, partecipazione. Ci vuole proprio un bel coraggio.


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Snoopy

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