GIORDANO BRUNO

Giovedì, 17 febbraio 1600, si compiva un altro degli innumerevoli crimini perpetrati nel corso della storia dall’ottuso fondamentalismo religioso: veniva messo al rogo Giordano Bruno, una delle brillanti menti che hanno illuminato il cammino dell’umanità.

Filippo Bruno nasce a Nola, in Campania, nel 1548. A 17 anni, a Napoli, prende i voti da monaco domenicano e assume il nome di Giordano. Ma la sua sviscerata passione per lo studio e la scienza, lo pongono presto in contrasto con l’oscurantismo dogmatico del tempo, e il palesare il suo pensiero lo porterà a subire un processo per eresia.

Nel 1576 abbandona l’abito domenicano, fugge prima a Roma, poi inizia un periodo in cui si sposta da una città all’altra del nord Italia. Scrive numerosi libri, che saranno poi messi all’indice e lo condurranno alla definitiva accusa di eresia che culminerà con la condanna a essere arso vivo. Verrà messo al rogo il 17 febbraio 1600 in Campo de’ Fiori, a Roma.

Ma quali erano i suoi crimini?

  • Disconoscere la trascendenza di Dio, che lui identificava con la natura stessa, quindi, come la stessa natura, immanente. Cosa che verrà poi ripresa da Baruch Spinoza con il suo «Deus sive natura» (Dio quindi la natura).

  • Sostenere che la religione ha una utilità pratica e politica: «serve a controllare i “rozzi popoli”, ma alla vera scienza non serve la fede».

  • Sostenere che l’uomo è superiore agli altri animali non perché possiede l’anima, ma solo perché è dotato di una maggiore intelligenza e manualità.

  • Sostenere che lo studio della Natura è la più alta aspirazione dell’uomo e che la passione per la conoscenza e la verità sono paragonabili a una passione amorosa. La definì: «eroico furore».

Anticipò non solo la moderna cosmologia, ma addirittura ipotizzò il multiverso. Teoria oggi proposta dalla «teoria delle stringhe» e dalle considerazioni sul vuoto quantistico, per cui il Big Bang che ha prodotto l’universo non sarebbe altro che una delle sue innumerevoli fluttuazioni che potrebbero aver generato un numero infinito di altri universi.

Sposò la concezione eliocentrica di Copernico in una delle sue opere più importanti: «La cena delle ceneri». Altra opera che non poteva che causargli ulteriori problemi, come del resto accadrà anni dopo al suo contemporaneo Galileo Galilei.

È vero che, poi, la Chiesa fece atto di pentimento per le pesantissime ingiustizie subite dalle grandi menti, ma, ahimé, ancora persegue nel suo incomprensibile e irrazionale dogmatismo, facendolo sopravvivere con improbabili colpi al cerchio e alla botte e arrampicandosi «letteralmente» sugli specchi.

Una considerazione: le religioni sono tante, la scienza è una per tutti. Ci sarà pure una ragione?

Se, per ipotesi, una catastrofe cancellasse l’umanità e le sue tracce, e con il tempo sorgesse una nuova civiltà, nascerebbero altre religioni diverse da quelle già tanto diverse oggi esistenti, ma la scienza tornerebbe tal quale è oggi.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci