GP del Messico: la solita musica.

Hamilton vince precedendo Vettel, Bottas e Leclerc.

Eccoci qui a commentare ancora una volta un GP che doveva essere favorevole alla Ferrari e che invece ha consegnato un’altra vittoria alla Mercedes e senza troppi errori, almeno stavolta, da parte dei piloti o del muretto. Una gara imperfetta da parte della Ferrari ma non da parte dei piloti: la prima imperfezione è stata il non tenere conto della prima regola riguardo al cambio gomme, ovvero la posizione al momento dell’uscita dai box. Inutile fare un pit perfetto se poi in pista si perdono dei secondi dietro a uno o più doppiati. La seconda è stata la risultante dell’aerodinamica della SF90: un gran ottimo lavoro da parte degli ingegneri per trovare con ali e deviatori il bilanciamento di una macchina che genera poco carico con il telaio ma in Messico si corre in aria rarefatta – 2.250 slm – ed ecco che, senza l’opportuno carico, le gomme sono andate in crisi: più quelle di Leclerc che preferisce una macchina “nervosa” che quelle di Vettel ma sempre per entrambi un consumo anomalo dovuto alla difficoltà di entrare nella finestra di utilizzo con conseguente pattinamento.

Tra l’altro sono anni che la Mercedes compie test e prove per far lavorare al meglio le gomme medie e, se ricordate, a Maranello hanno studiato l’aerodinamica della SF90 sulle gomme del 2018 (sic!). E’ stata una gara sul filo dei secondi ( i primi quattro al traguardo racchiusi in 6,3 secondi ) a dimostrazione che alla Ferrari è mancato un niente per vincere: ma a Stoccarda sono bravi nell’approfittare non solo degli errori altrui ma anche delle… imperfezioni.

Quanto ai piloti c’è poco da dire: Hamilton ha subìto la resistenza di Vettel ( una volta tanto determinato nonostante corra sotto la lente della FIA ) e il quasi speronamento del solito Verstappen che continua a correre con furbizia ma non intelligenza facendoci pensare che mani e piedi siano sempre più avanti rispetto al suo cervello…Arrancano oltre il minuto Perez e Ricciardo, tutti gli altri a un giro ( ma anche due ) compresa la promessa italiana Giovinazzi che continua a essere una promessa… non mantenuta.

E’ una “Formula a 2” alla fine, Ferrari e Mercedes con i soliti quattro che si alternano sul podio: per gli altri men che le briciole: ma vale correre per prendersi a ogni GP più di un minuto di distacco dal 3° classificato? Forse a loro sta bene, alla FIA sta bene, a Liberty Media anche, a me no. Decisamente no.


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Massimo Scalzo