MATTEO & MATTEO

Quella sottocultura diffusa da Mediaset negli anni ’80 e ’90, quella dove imperava il vuoto pneumatico, fu foriera di entrambi i Matteo, coloro che ancora cercano di cibarsi dei resti del marcescente berlusconismo.

Rottamazioni da un lato, ruspe dall’altro, entrambe sempre e comunque metafore di distruzione. Nel culto della fretta di emergere, si cerca la rapidità nell’eseguire gli scontati giochi dei rapporti di forza.

Resi feroci dalla spietata concorrenza, uno abbatte il suo governo, l’altro trama insieme all’odiato nemico M5S.

Il risultato è una voglia sfrenata di protagonismo, alimentata dal loro smisurato ego, che trova una spalla nel fragile sistema italiano privo di tessuto sociale, sguarnito di difese, in balìa di continui proclami che altro non fanno che affondare la nazione.

Renzi, dal canto suo, tenta di tenere in ostaggio ogni possibile maggioranza per poter tornare a contare. Punta a riprendersi il PD, oppure a distruggerlo del tutto per poi fondare un suo partito. Del governo, almeno per ora, non gliene frega niente.

Renzi conta sulla falange armata dei gruppi alla camera. Il gioco è semplice ma razionale: far nascere un governo e tenerlo con il fiato sospeso ogni giorno; il tutto per tornare a essere il grande capo.

Salvini si rivolge ai visceri della gente, blandisce i poveri, ma si preoccupa di favorire i ricchi.

I poveri lo sostengono, i ricchi lo usano. Ha referenti ovunque tra popolani e pseudo intellettuali, ma gode del sostegno dell’industria. Punta ad arruolare Carfagna e Bordelli (scusate; Casini). I bordelli li faranno poi nel nome della liberalizzazione…

Si porterà dietro Berlusconi e i suoi fuoriusciti, la Meloni, e cercherà di realizzare la dittatura perfetta che si nasconde dietro alla democrazia popolana. Ci riuscirà cambiando la costituzione, questo è il suo obiettivo. Un governissimo da ventennio, mentre continuerà a parlare e parlare senza realizzare nulla. Per fare bisogna sapere, e lui, come il suo omonimo, non sa.

I due Matteo si sono ritrovati capipopolo per puro caso. Uno sembra uno scoiattolo, l’altro un torello imbizzarrito. Si son messi lì e hanno trovato chi li seguiva, poi, visto che funzionava, han ritenuto di essere degli statisti. Tutti e due sono caduti dopo aver fatto man bassa alle europee.

Succederà ciò che è sempre successo nell’Italia repubblicana, si formerà un governo in cui ogni giorno, tra i ministri e gli stessi alleati, si litigherà ferocemente per nulla.

Ma se Garibaldi quella volta si fosse fatto gli affari suoi, non sarebbe stato meglio?

Non è che, per caso, aveva ragione lo statista austriaco Klemens Von Metternich, quando affermava che “L’Italia è un’espressione geografica”?

A tal proposito seguirà un articolo su Klemens Von Metternich.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci