LA VERITÀ, VI PREGO, SULL’AMORE (PER IL NOSTRO PAESE)

Qualche tempo fa mia figlia – aveva quattro anni – mi fece una domanda imbarazzante, più per me che per lei. In quell’occasione mi feci prendere dalla vigliaccheria e cercai di piazzare lì una risposta comoda comoda che mi togliesse dall’imbarazzo. Mia figlia mi guardò mossa a compassione dal mio goffo tentativo e mi disse: «Mamma, io sono piccola, non stupida.»

Mi è tornato in mente questo episodio vedendo il solito ferragostano balletto dei nostri politici di questi giorni. Adesso tutti a far finta di tenere al governo e al Parlamento, ma tutti si rendono conto che i nodi sono venuti al pettine e ora sono difficili da sbrogliare. E c’è già chi ci mette la faccia per proporre il solito governo tecnico/istituzionale.

Nell’agenda dei lavori parlamentari di settembre ci sarebbero effettivamente questioni di poco conto: il taglio dei parlamentari, la finanziaria (necessaria per impedire l’aumento dell’IVA al 25%, già prevista), perfino la discussione del ddl Pillon (bellissimo l’articolo della giornalista), tanto per dire.

Allora mi viene da pensare che ci stiano trattando come ho provato io a trattare mia figlia. Perfino lei mi ha fatto notare che non va bene.

Perché non ci diciamo la verità? Perché ci facciamo proporre politiche di brevissimo periodo che ci buttano ogni volta in un baratro più profondo del precedente?

Adesso a chi toccherà piangere in televisione firmando il prossimo decreto “lacrime e sangue”, perché è “l’Europa che ce lo chiede”? Non sicuramente un politico esposto pubblicamente: dovremmo bruciare qualche altro “tecnico”.

Così la prossima campagna elettorale sarà già improntata a capitalizzare il consenso al grido di: «Avevo già tutte le soluzioni in tasca, ma non me lo hanno fatto fare.»

Intanto il “tecnico” di turno tamponerà ancora una volta la situazione dei conti (a nostre spese) e i politici torneranno dritti dritti alle loro poltrone per un altro mandato legislativo da attuare con i conti a posto e con le pulizie fatte.

In quest’ottica allora sembra avere anche una ragione d’essere (becera), l’atteggiamento dell’opposizione, che invece di trovare una coesione “d’emergenza”, continua a disperdersi in rivoli e ruscelli, lasciando praticamente un vuoto agghiacciante in tema di alternativa al voto.

Mi chiedo se davvero i nostri conti pubblici siano talmente disastrati da mettere a rischio le regole stesse della nostra democrazia. Un governo che rischia di saltare pur di non discutere la finanziaria; un ministro dell’Interno che “chiama” la crisi di governo dopo aver fatto il pugno duro sulla tav e prima di introdurre la flat tax, cavallo di battaglia della sua campagna elettorale.

Lo stesso – che è anche nostro Senatore della Repubblica – che si permette di fare il proprio intervento, per poi mettersi al telefonino anziché ascoltare gli interventi dei colleghi e che si permette di uscire dall’aula al momento delle votazioni per andare a parlare con i giornalisti. Purtroppo chi ha avuto la forza di assistere alla diretta di ieri pomeriggio dei lavori del Senato, si è dovuto sorbire anche a questo.

Diamo pure il via all’ennesima crisi di governo, rifacciamo pure le elezioni. Chi vincerà con una maggioranza schiacciante avrà però la responsabilità delle proprie azioni, senza dover scaricare la colpa sulle altre forze politiche. Questa sarebbe la vera novità. Nel frattempo, però, non mi si insulti venendomi a dire che i problemi economici del nostro Paese derivano dal taglio di qualche parlamentare. Questo, purtroppo, ha più a che vedere con i problemi democratici dell’Italia ma evidentemente, questo non interessa più a nessuno.

Una lettrice affezionata


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci