FELICITÀ SINTETICA

«Il tetto si è bruciato: ora posso vedere la luna.»

Mizuta Masahide
(1657-1723)

A proposito della conoscenza, cioè di quella verità ottenuta per mezzo della comprensione della esperienza, c’è da dire che non tutta la conoscenza è trasmissibile.
Infatti, contrariamente a quanto normalmente si pensi, esiste una forma di conoscenza che sfugge a questa legge, e che non può, una volta fatta propria, essere data ad altri.
Rimane cioè nostra e non può essere ceduta a nessuno.
Se così non fosse, basterebbe leggere qualsiasi libro di filosofia o di religione o ascoltare qualsiasi conferenza per diventare, ipso facto,
iniziati.

In due milioni di anni, la massa del nostro cervello si è triplicata passando da un peso di 1/2 kg a 1 chilo e mezzo e la parte che più si è ingrandita è quella dei lobi frontali.
Per quale motivo la natura ha deciso di sviluppare questa parte del cervello ed aprire così una via nuova nella conoscenza, è presto detto.
Questa parte del cervello permette agli umani di sperimentare qualche cosa “virtualmente” senza cioè pagare le conseguenze negative che spesso ci accompagnano, quando facciamo qualche esperienza per la prima volta.
Insomma la corteccia prefrontale è un simulatore di esperienze.
I piloti di aerei si esercitano con i simulatori di volo per evitare di commettere errori quando poi voleranno davvero.

Noi possiamo quindi vivere esperienze virtuali, prima di sperimentarle nella nostra vita.
Ma questo simulatore non e scevro da errori; ad esempio si è visto che può farci credere che i vari esiti potrebbero essere più catastrofici di quanto poi in realtà lo saranno.
Studi molto recenti hanno messo in evidenza che traumi anche molto importanti accaduti da più di tre mesi, come ad esempio non superare un esame all’università, avere o non avere una promozione lavorativa etc, non abbiano alcun impatto sulla nostra felicità.
Insomma avrebbero una influenza sulla nostra psiche inferiore a quanto si potrebbe presumere.
Questo perché la felicità può essere anche sintetizzata.
Si, avete capito bene, la nostra felicità può anche non dipendere da accadimenti che avvengono fuori dal nostro corpo come invece ci aspetteremmo normalmente.

In genere siamo sempre legati a ciò che quotidianamente ci accade; buone notizie, cattive notizie si mescolano in continuazione determinando il nostro umore.
Ma non facciamo l’errore di credere che questa felicità “sintetica” non sia della stessa qualità di quella “naturale”; la felicità sintetica è reale, duratura, esattamente identica a quel tipo di felicità che ritroviamo quando otteniamo concretamente quello che desideravamo.
Questo può avvenire perché il nostro “simulatore di volo” non distingue profondamente fra ciò che è la realtà da ciò che è l’immaginazione.
Non ne siete proprio convinti vero?
Allora, a sostegno di quanto ho detto leggete se non l’avete mai fatto, della sezione I dello Yogasutra di Patanjali il sutra 33-35 dove dice: «la mente si rischiara coltivando gli atteggiamenti dell’amicizia, della compassione, della lietezza e dell’indifferenza rispettivamente nei riguardi della felicità, della miseria, della virtù e del vizio…nonché mediante stati interiormente sperimentati come sereni o luminosi».
Questo lo scriveva Patanjali nel II secolo a.c.

Se poi volete dare una svolta vera alla vostra vita e provare qualche cosa che non pensavate fosse possibile, entrate in una Tarika Sufi e sperimentate lo Zikr.
Lo Zikr, assieme allo Yoga, agli insegnamenti di San Paolo nella Prima Lettera ai Tessalonicesi 5, 16-18, vi daranno la vera direzione che la vostra vita deve avere.
Quello che si prova? Ve l’ho già detto, non è comunicabile. È la parola…perduta.
Provare per credere.

Vieni, andiamo,
guardiamo la neve
fino a restarne sepolti.

Matsuo Basho
(1644-1694)

Marcello Benghi

“L’incredulita’ di San Tommaso”
Michelangelo Merisi da Caravaggio
Bildergalerie, Potsdam


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