O BUCCI O NIENTE…

O Bucci o niente, è derivato da una frase latina aut Caesar aut nihil (in italiano “o Cesare o nulla”), che è proprio nella pagina di Bucci (che sia culto della personalità?).

Il malumore c’è ed è forte: la lista non è contenta dell’impostazione che Bucci vuol dare. I componenti sono rappresentanti del ceto medio.

Sono professionisti di successo con buone occupazioni, un vivo interesse per la cosa pubblica e una posizione che intendono consolidare, al contrario di Bucci che non fa nulla.

Il malumore lo suscita il clima che lui sta instaurando con il suo “so tutto io, voi siete neofiti, avete bisogno di formazione ecc..”. In pratica: “Io sono io e voi non siete un c…. (cit, dal ‘Marchese del Grillo’)”.

Lui si attribuisce il merito del 18,5% (che è un merito collettivo, e questo infastidisce). Lui, che oggi è un consigliere come gli altri, che sono certamente di buon livello e vorrebbero incidere con l’autoformazione e il lavoro sul campo. Insomma: non hanno certo bisogno del maestrino che li rimproveri e dia il compitino.

Solitamente chi ha aderito a una lista civica intende rimanere civico, ma soprattutto intende fare per i prossimi appuntamenti elettorali scelte autonome e individuali. Altrimenti si sarebbe candidato in un partito.

I candidati più importanti potrebbero gettare la spugna; non solo fare un gruppo in CC staccato da Bucci, ma addirittura dare le dimissioni da Consiglieri. Questa interpretazione della politica come ragione di vita come la intende Bucci con le sue ansie e la sua ambizione sfrenata, sta portando al disastro. I suoi consiglieri vogliono sì impegnarsi in politica, ma non vogliono essere un esercito ossequiente al leader e non ne vogliono condividere, né le ansie, né lo stile.

Sembra il Kaiser 2.0.

Da gioioso qual era il clima s’è fatto cupo. Bucci vorrebbe essere un primus inter pares, ma se poi l’orchestra deve vivere della luce riflessa da un solista che annoia, stanca e talvolta stona (come quando Bucci va sul giornale), c’è il rischio che i suonatori depongano gli strumenti e il solista rimanga veramente solo.

L’ultima uscita sfiora il ridicolo: fondare un partito e fare un congresso. Sa tanto di ultima spiaggia. Quale riconoscimento istituzionale potrebbe avere un partito del genere? Parlare di congresso significa sognare a occhi aperti, non conoscere davvero nessun fondamento della politica.

Il Congresso è finalizzato a soddisfare solo l’ambizione del protagonista ed è una contraddizione in termini rispetto a una lista civica di cittadini spesso con orientamenti politici diversi. Cittadini che non desiderano né padrini né padroni, ma animati solo dalla voglia di mettersi in gioco per la gestione del proprio comune. Solo queste finalità hanno favorito la formazione di un progetto civico che ha tanto faticato a venire alla luce. Voler costringere la lista a collocarsi politicamente, ha finalità che presto comprenderemo.”

Lo screditare i suoi ex sostenitori rivela la sua pochezza di politico: crede di essere un leader, ma lo è solo di se stesso.

A Bucci piace parlarsi addosso, mettersi in mostra come un variopinto volatile, ma di sostanza non se ne vede. Durante la campagna elettorale qualcuno lo chiamava “zcor ben”.

Vien da dire: per fortuna non ha vinto le elezioni (meglio niente che piuttosto).


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci