LA PETIZIONE PER LA FONTANA

Questo sabato, davanti al gran bar, ci sarà il gazebo per la raccolta delle firme. Il gazebo sarà presente tutti sabati anche in altri luoghi della città.

I promotori sono i “vecchi saggi del gran bar”, il locale dove si ritrovano il sabato e la domenica mattina.

Quello che non è accettabile, è che sono stati lasciati da soli a far tutto, anche da chi per primo ha avuto l’idea della petizione. Abbandonati dai politici, che hanno una gran paura di fare una figuraccia, salvo poi, se la petizione riuscisse a raccogliere un bel numero di aderenti, andare in Consiglio comunale e fare i salvatori della patria. Va rimarcato che costoro hanno dato indicazione di non firmare ai loro simpatizzanti.

Vedremo chi, tra loro, non solo firmerà (e dichiarerà pubblicamente di averlo fatto), ma darà una mano ai vecchi saggi per la raccolta delle firme.

Poi vengono quelli del circolo nautico, che sarebbero i maggiori interessati a spostarsi proprio nella zona di quella fontana che sarebbe un ostacolo a questo eventuale spostamento.

Bene, si dice in giro che il Presidente del circolo avrebbe dato disposizione ai soci di non partecipare alla petizione, perché vorrebbe arrivare a una trattativa privata con il Sindaco per ottenere qualcosa. Se veramente le cose stessero così, significherebbe che il circolo pensa solo per sé e non al bene collettivo. Questa sarebbe una grande delusione.

Insomma: tutti a dire che la fontana non va bene, ma nessuno che si voglia esporre. Come sempre tutti parlano di rinnovamento, di trasparenza, ma poi tutti rimangono chiusi in casa. Guai a mettersi in gioco!

Siamo un paese di soli arrampicatori sociali? Di prime donne che capiscono tutto loro? Di persone che cercano privilegi?

Per rinnovare la città sul serio si deve partire dalla gente, e se la gente è questa, di rinnovamento ne vedremo ben poco.

Non sono una rotonda nuova, una strada riasfaltata o una struttura, e nemmeno il maquillage è rinnovamento, ma la sua gente, l’aria che si respira, una comunità unita che fanno il rinnovamento.

Non meravigliamoci se Bellaria rimane quella che è!


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci