E ORA ANCHE DE CRESCENZO

Diventato maggiorenne, il ventunesimo secolo sembra voglia scrollarsi di dosso le icone che hanno caratterizzato buona parte del suo predecessore. Certo non è così; è il naturale destino dei viventi, e avevano entrambi varcato la soglia dei novant’anni, ma due scrittori importanti che scompaiono in rapida successione porta quasi a pensare all’accanimento.

Luciano De Crescenzo lo ricordo ospite in televisione, anni fa, dire che a 74 anni (quali aveva allora) ormai la fine è prossima. In realtà aveva ancora almeno 16 anni davanti a sé, che non son pochi, ma certo per un ultrasettantenne appaiono come un frullo d’ali.

Luciano De Crescenzo era un tecnico, si era laureato in ingegneria idraulica con il massimo dei voti alla Federico II DI Napoli, ma lui si sentiva scrittore, e di far lo scrittore decise. Lui, un tecnico, si dedicò alla filosofia e divenne a sua volta filosofo raccogliendo subito il successo con il suo “Così parlò Bellavista”.

Fu anche regista e attore, fu narratore e saggista, dimostrando di possedere un grande eclettismo.

Raccontò simpaticamente e argutamente la sua Napoli, che conservava nel cuore pur essendosi trasferito prima a Milano, poi a Roma. Le sue spoglie torneranno nella sua città natale.

Si dedicò anche ai grandi filosofi del passato, e a tal proposito disse: «Io non ho scritto niente; prendevo un libro di filosofia, lo leggevo, e pian piano lo raccontavo.»

Negli ultimi tempi era malato e provato, soffriva di una forma patologica che gli impediva di riconoscere i volti a lui noti.

Chissà se non riconosceva anche il suo grande amico Renzo Arbore?


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