ANDREA CAMILLERI ADDIO

Ci sono personaggi che si conoscono da sempre e che inconsciamente si ritengono quasi immortali. Sembrano inossidabili al trascorrer del tempo, e quand’anche li si veda invecchiare, si pensa sempre che domani e dopodomani ci saranno ancora, ma il commiato prima o poi giunge.

Camilleri si era distinto sia nel campo della regia, che nella scenografia, ma la sua vera passione era scrivere. Come scrittore la fama l’aveva raggiunta tardi, quando già si trovava alle soglie dei settant’anni, quando l’aver creato il personaggio del commissario Montalbano lo aveva reso ovunque popolare.

Sapeva e sentiva che la sua fine non era lontana e aveva già preparato anche la fine per il commissario, che si raccomandò venisse pubblicata solo dopo la sua morte.

Ora l’attendiamo, anche se un’anticipazione l’ha data dicendo: «Montalbano non morirà…»

Ed è proprio in Montalbano che emerge il suo genio di fine letterato, quando, sapendo che il siciliano sarebbe stato incomprensibile ai più, crea una nuova lingua mista di italiano e siciliano, tanto armonicamente concepita da apparire assolutamente naturale.

Negli ultimi tempi era divenuto praticamente cieco, ma la cosa non l’aveva particolarmente disturbato. Diceva che la cecità gli aveva “aperto orizzonti” su dimensioni più vaste. Si sentiva un po’ come il mitico Tiresia, che privato della vista da Giunone per averla fatta perdere in una discussione con Giove, ebbe da quest’ultimo il dono di vedere il futuro.

Si considerava un uomo fortunato e felice, perché nella vita aveva sempre potuto fare ciò che gli piaceva. Forse fu proprio questa pace interiore a consentirgli di raggiungere la sua considerevole età, nonostante la perenne sigaretta tra le dita.

Era di fibra forte dicevano i medici, e la sua agonia è durata a lungo, ma probabilmente non ha lottato. Forse, se avesse potuto, avrebbe chiesto di lasciarlo andare, perché non temeva la morte: «È compresa nel prezzo del biglietto», diceva.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci