PER RICORDARE ROBERTO HAGER

L’ULTIMO SALUTO

 «Dai patacca, lasciami andare che ci siamo divertiti.»

 « Dalle Alpi al mare, in molti si ricordano di noi e tutti lo fanno con un sorriso appeso al cuore.

Ne abbiamo combinate molte, più di quelle che ci potevamo permettere. Io poi ero il più forte dei due, la portavo bene la mia età; un sessantenne di vent’anni, molto serio nel non prendere nulla sul serio.

No, non hai capito anche stavolta, anche questa cosa mi è successa, che io, giullare, io non sono più qui con te, con voi…

È solo il mio ultimo scherzo.

Oh, non è che tutti i miei scherzi siano sempre riusciti, a volte ero fuori luogo, capita a chi ha occhi innocenti. A chi sotto il fuoco di parole, gesti e convinzioni, nasconde un tesoro fragile da bambino.

Ero intelligente, io. Potevo occuparmi di tutto, perché tutto è interessante.

Ti preparo un cappuccio? Vuoi che ti falci il prato? Ti riparo la bici? Ti porto con me sul Porsche, o se preferisci andiamo a sciare, o hai mai visto come cavalco un cinghiale di mare?»

«Patacca, patacca poliedrico. Adesso ho capito, tu in un mondo di squali non ci potevi stare.

Delfino curioso, un tantino di forza in più e avresti spaccato il mondo. Il cuore non ti mancava, non a caso sensibile rima con fragile.

E noi qui, adesso, che ci sentiamo in colpa anche a ridere o piangere. Non possiamo far nulla per te?

Solo una cosa per noi, un pezzetto ciascuno. Qualcosa di te ce l’abbiamo. Ognuno scelga cosa ne vuol fare.

E poi Roberto, Fratello, Marito, Figlio, Nonno, Amico, Giullare, ti lasceremo andare.»

Testo di un amico di Roberto

 


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