GP dell’Azerbaijan: Poker d’Argento.

Con la quarta doppietta consecutiva la Mercedes entra nella storia della F1… ma quale F1? Per tre anni hanno dominato in forza d’un regolamento capestro per tutte le altre squadre che ancor oggi si trovano a inseguire un avversario che dispone di almeno un anno di vantaggio tecnico, il che in F1 è proprio tanto, troppo, tempo. Passi che tutti abbiano firmato prima, ma non è accettabile che poi Ferrari, Williams, Renault e Red Bull non si siano ribellate almeno all’assurdo blocco degli sviluppi tecnici e non ne abbiano chiesto l’abolizione pena l’abbandono del Mondiale. La Mercedes avrebbe vinto comunque per almeno due anni, ma poi sarebbe stata tutta un’altra storia e un’altra F1.

E dire che in altri campionati esiste il Balance of Performace ( BoP ) persino in superbike lo hanno applicato contro la Ducati Panigale e non dopo un anno, ma dopo tre gare consecutive vinte. Invece in F1 ancor si parla di superiorità della Mercedes dopo 5 Mondiali dominati e senza neanche il gusto di un finale al fotofinish se non tra i due piloti della Mercedes il che lascia godere solo i fan dei due piloti.

Inutile disquisire di questa gara che tuttavia consegna alla storia alcune considerazioni: la prima è un Bottas stranamente veloce che riesce a stare davanti a Lewis. Che ci sia una corrente favorevole al finnico a Stoccarda laddove c’è il Quartier Generale? Direi che questo lo scopriremo abbastanza presto. L’altra riguarda la Ferrari: comincia a farsi strada il sospetto che in qualche modo si cerchi di imbrigliare Leclerc con tattiche di gara strane ( a dir poco ) e con ordini di scuderia ( s minuscola voluta ) per non innervosire ulteriormente il Vettel del 2019 che dopo quattro gare cerca ancora di dialogare con la sua monoposto mentre dietro incalza un Verstappen meno aggressivo degli scorsi anni ma decisamente concreto, con una Red Bull non ancora perfettamente bilanciata e comunque con i 37-40 CV in meno del motore Honda che fino allo scorso anno esplodeva sulla McLaren una gara si e l’altra no, ben che andava.

Poi viene Perez… 158 GP disputati e solo 6 terzi posti al nono anno in F1: che dire, ha imparato a guidare ma ha anche alle spalle la stessa identica powertrain di Lewis e Bottas e che il propulsore conti lo ha anche dimostrato il buon vecchio Kimi che dalla pit-lane, ultimo degli ultimi, riesce ad agguantare un decimo posto davanti ad Albon e a un Giovinazzi che sembra ancora nella fase di studio se invece non è fermato dal timore di eccedere e quindi incorrere in errori.

Infine Williams e McLaren team storici in netta difficoltà, di soldi il primo, di tecnica il secondo: ma se almeno la McLaren ha un giovane rampante quale Sainz, Norris ancora non s’è capito bene cosa o chi sia, la Williams di piloti sta messa male perchè Russel è al 4° GP della sua carriera e Kubica… io non ho ancora capito cosa ci stia a a fare in F1. E’ stato un grande pilota che poteva diventare campione del mondo se non avesse avuto la balzana idea di fare anche il rallysta e lasciarci quasi la pelle. Ora non ha l’età e il fisico per queste monoposto e neanche più l’esperienza: è purtroppo un rookie di 35 anni suonati. Chiudiamo con Daniel Ricciardo: qui non so proprio cosa dire se non che alla Red Bull ha fatto la fine di Vettel, subornato a un ventenne pieno, fin troppo, di grinta e costretto a ripiegare su una squadra storica ma in evidenti difficoltà di motore e di aerodinamica. Ma potrebbe essere la scelta più logica, a fine anno, se Vettel dovesse lasciare Maranello.


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Massimo Scalzo