GRETA LA SALVATRICE

Stiamo assistendo a un nuovo fenomeno mediatico, quello di Greta Thumberg.

Ricevuta da Presidenti e dal Papa, accolta come promotrice della salvezza del pianeta, quasi santificata, è già imitata da quel sistema che lei stessa dichiara di combattere. Quel sistema che si interessa a lei solo perché potrebbe essere un pericolo per i propri affari.

Imitata dalle pubblicità che ricalcano il suo aspetto, ben riconoscibile, proponendo bambine con le trecce che le assomigliano anche.

Questo è un chiaro segno che Greta è nel meccanismo della comunicazione e, appunto, di quel sistema che lei stessa vuole combattere. Greta sta diventando inconsapevolmente, almeno crediamo, una macchina per far soldi. Il tanto parlare, essere sui giornali, nelle televisioni a portar avanti la sua battaglia, la rende un’eroina di questi tempi. Certamente questo le procurerà ottime proposte di lavoro; è ormai diventata un’icona.

Ma chi ha deciso di far diventare famosa questa ragazzina? Chi ci sta speculando? Qualche giornalista che ha fiutato la possibilità di far carriera creando il fenomeno? Qualche sito internet che la usa come booster per il suo lancio? Gli stessi genitori che stanno promuovendo i libri della madre, uno dei quali, in tema, guarda caso è uscito solo quattro giorni dopo le sue prime pubblicizzatissime apparizioni?

Certo Greta sarà convinta di quello che dice, ma non è certo la sola a combattere per il clima. E sta proprio qui l’inghippo: perché proprio lei? Perché non gli scienziati che da tempo sollevano il problema? Perché non quei politici che lo portano all’attenzione dei governi?

Al mondo della comunicazione servono personaggi come Greta, una ragazzina che sfida i massimi sistemi. È una notizia che fa vendere, sponsor che arrivano. Ci saranno già le magliette con la faccina di Greta? Insomma; ciò che muove e smuove è sempre e solo il vil denaro. Soldi che girano, interessi convergenti, tanto parlare. Ma in realtà, cosa si muove?

A parte il messaggio che Greta ci dà, qual è il suo esempio? Non è molto convincente, viaggiare inquina, se poi si usa l’aereo ancor di più, e di certo in Italia non c’è venuta a piedi e nemmeno in bicicletta.

Si ha l’impressione che sia ascoltata più come personaggio che per il suo messaggio.

Il primo ostacolo è nel suo stesso mondo, chi tra i bambini che dovrebbero imparare la lezione di Greta vorrà rinunciare ai giocattoli, al primo smartphone, alla libertà di potersi muovere in automobile? Chi non acquisterà alcuni prodotti? Chi sarà disposto a lavorare per poco o niente, quel tanto appena sufficiente per sopravvivere, con l’obiettivo di ripulire il pianeta?

Smuovere le coscienze dei popoli lascia il tempo che trova. Finito lo spettacolo, le eventuali chiacchierate con amici e conoscenti, al ritorno a casa si accendono le luci, si manda il messaggino agli amici e il giorno dopo si torna al lavoro di tutti i giorni. Insomma si torna alle proprie abitudini senza nulla cambiare.

Chi realmente è disposto a cambiare? Chi abbandonerà la città per la campagna mettendo in difficoltà i figli portandoli lontani dalle scuole e in un ambiente che non conoscono? Chi, tra loro, preferirà i biscotti fatti in casa alle solite merendine? Chi sarà disposto a rinunciare al proprio status, alle proprie conquiste? Perché alla fine di questo si tratta, cambiare profondamente lo stile di vita per avere aria più pulita.

Cara Greta, è l’umanità che deve cambiare per poter salvare questo pianeta. Perché finché ognuno non farà consapevolmente e responsabilmente la propria parte, solo con slogan e manifestazioni non si otterrà nulla.

Ormai siamo automatizzati come robot che eseguono solo il loro programma; il nostro programma sono le nostre abitudini cui non riusciamo a rinunciare.

Ma per fortuna una speranza, pur tenue, ancora c’è: proprio perché non siamo automi possiamo ancora riuscire ad adattarci a nuovi stili di vita.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci