I CAPANNI SUL PORTO

A Bellaria è da sempre una caratteristica culturale, per non dire antropologica: la presenza del “capanno”.

Dopo tutto si potrebbe trovare una precisa volontà evocativa, che l’archistar Stefania Tognoloni ha saputo valorizzare (a sua insaputa): “e capan“!

Il ruolo del capanno è stato un elemento imprescindibile per la nascita e lo sviluppo del nostro turismo.

Come non ricordare che i primi “Signori” (così venivano chiamati i primi turisti), alloggiavano nelle case dei nostri concittadini, che in estate andavano ad abitare nel capanno?

É grazie alla presenza del capanno che è potuta partire la nostra gloriosa industria turistica. In seguito i capanni divennero case, che poi divennero pensioni e, infine, pretenziosi hotel.

L’archistar Tognoloni ha voluto valorizzare il vero germe che ha consentito lo sviluppo del turismo del nostro territorio? Una sorta di nobilizzazione di quell’umile costruzione che ha consentito, insieme alla determinazione dei nostri padri, e soprattutto madri, di superare la miseria atavica che affliggeva la nostra, al tempo, piccola comunità.

Ma siamo poi sicuri che alla base delle scelte fatte dalla nostra “cara” archistrar, ci sia stata questa consapevolezza?

O, al contrario, quei quattro capanni in ferro (che speriamo sia stato zincato molto bene, vista l’esposizione all’aria di mare) non siano un semplice vezzo per dare sostanza alla necessità di fare un qualcosa che, emergendo dalla pavimentazione, facesse vedere che un intervento, in effetti, sul porto è stato fatto?

Ma se a posteriori un senso ai quattro capanni sul porto siamo riusciti a darlo, come ci riusciremo per i Geyser luminosi? Forse che i bellariesi hanno origini islandesi (Islanda: patria dei Geyser veri)?

Questi “capanni” sono a dir poco orribili, ma da chi ha piantato i pali da vigna in piazza, cosa ci si poteva aspettare? Diamo atto che però sono stati tolti quasi subito. Se anche questi capanni saranno rimossi, dove verranno ricollocati? Questa è la vera domanda di molti angosciati cittadini, terrorizzati alla sola idea che gli possano essere piazzati vicino a casa. Che poi non vorremmo che i trapianti dei parti architettonici della Tognoloni portassero pure sfiga. I pali sono stati trapiantati al Mercato ittico: sappiamo com’è finita.

Alla fine, quello che si contesta all’amministrazione Ceccarelli, è la mancanza di una veduta strategica d’insieme, non solo del porto, ma di tutta la città. E questo è sotto gli occhi di tutti.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci