LA PAUSA CAFFÈ

Questa sana (o insana?) abitudine tutta italiana di fare diverse pause caffè durante l’orario di lavoro, è letteralmente accolta come un dogma in certi uffici del Comune di Bellaria I.M.

La cosa è stata segnalata da tempo al vicesindaco Roberto Maggioli, ma provvedimenti per arginare il fenomeno ancora non se ne sono visti. Sembra sia una decisione più difficile di quella del PSC, che lo stesso Maggioli ha gestito e che ha richiesto ben otto anni di lavoro…

Veniamo agli allegri dipendenti amanti del caffè. Non tutti, è ovvio, ma alcuni sembra che passino più tempo alla macchinetta del caffè che nel loro ufficio. Già si dice che non sia colpa loro, in ufficio non ci sarebbe niente dare fare… sarà.

C’è anche da dire che in questo sono aiutati da qualche Consigliere comunale che li intrattiene con battutine varie. Uno in particolare, di maggioranza, pare s’intrattenga in incontri amorosi con la sua morosa – dipendente comunale – proprio davanti alle macchinette del caffè. Roba platonica, ovviamente niente di peccaminoso, almeno speriamo…

Ci sovviene il noto format “Camera Cafè” con i simpatici Luca Bizzarri e Paolo Kesisoglu, che nel programma è Paolo Bitta.

Certo la cosa appare un po’ strana, visto che non molto tempo fa un Consigliere di maggioranza aveva chiesto in Consiglio Comunale di aprire un’indagine su presunti favoritismi verso qualche dipendente. Forse quel Consigliere innamorato perdutamente, dovrebbe chiedere lumi sui comportamenti da seguire dentro al palazzo proprio al collega che voleva l’indagine.

Perché, di certo, un Consigliere non si dovrebbe recare a Palazzo per intrattenere i dipendenti in chiacchiere da bar, facendo perdere tempo agli impiegati comunali.

Certamente una delle causa della sindrome da caffè è la mancata sorveglianza da parte dei dirigenti. Uno in particolare non è quasi mai presente negli uffici, avendo lui un doppio incarico. Come faccia a svolgere il suo lavoro di sorveglianza è un mistero: qualcuno grida anche al miracolo… La bellezza di essere un dirigente pubblico, o anche un semplice impiegato, sta nel fatto che a fine anno si possono ottenere dei premi produzione. Già, perché se il controllore non controlla e non è controllato, chi può contestare l’efficienza del lavoro? Quindi una mano lava l’altra, magari con l’aiuto – o addirittura la pretesa – di qualche politico, che fa sì che i premi produzione vengano, non solo distribuiti, ma probabilmente indirizzati verso amici, fidanzate e quant’altro. Con tanti saluti al merito e all’onestà di chi davvero s’impegna nel proprio lavoro.

Tutto questo non è frutto dell’immaginazione di Belligea, ma di controlli da noi effettuati con molta discrezione, in seguito a segnalazioni di cittadini che non riuscivano mai trovare certi impiegati al loro posto. Anche qualche Consigliere di minoranza si è lamentato di non trovare gli impiegati al loro posto, chi li copriva diceva che erano riunione. Il Consigliere, subito dopo e per puro caso, li beccava alla macchinetta del caffè situata in un piano diverso. Della fantomatica riunione nessuno ne sapeva nulla. Tutti episodi che si sono verificati più volte.

La cosa davvero singolare è che tutto avviene sotto gli occhi di tutti, ma nessun provvedimento è mai stato preso. Possiamo solo immaginare cosa avveniva quando non c’erano le macchinette del caffè. I dipendenti sciamavano a frotte per prenderlo al bar, e magari il Mercoledì, giorno di mercato, la pausa caffè, immaginiamo, si allungasse a dismisura per fare la spesa.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci