L’OTTUSO POTERE

L’ottusità dei potenti si perpetua dagli albori della storia, indifferente alle sue lezioni.

Da tempo immemorabile la mente dei potenti, che conduce a tragici errori derivanti dalla loro sete di potere e di denaro, è cieca agli insegnamenti delle esperienze precedenti e sorda al montante malcontento.

La storia insegna, senza smentite, che quando i potenti trascurano le esigenze del popolo e, anzi, usano e impoveriscono il popolo stesso per mantenere le loro ricchezze e i loro privilegi, iniziano a intessere una nera cappa sul loro futuro, si avviano (inconsapevolmente?) alla rovina.

Eppure già la storia dell’antica Grecia, dell’antica Roma, la rivoluzione francese del 1789, quella russa del 1917, che ben aveva avuto preoccupanti prodromi nel 1905, la rivoluzione rumena del 1989, e occorrerebbe troppo spazio per citare le rivoluzioni e rivoluzioncine che costellano le pagine dei libri di storia, pare non stiano insegnando nulla: il potere resta ottusamente cieco.

«I tempi sono diversi» si dice e lo penseranno anche i potenti, ed è vero. Vero è anche che le rivoluzioni sono uniche e irripetibili, ma se le rivoluzioni sono sempre state diverse, molto meno lo sono le cause che le hanno scatenate.

E veniamo ai tempi nostri. Viviamo già da troppo tempo in un sistema in cui la politica ha demandato il potere alla grande finanza. Viviamo già da troppo tempo sotto leggi di mercato dettate dalle multinazionali. Viviamo un’epoca dove chi si trova in sala di comando non vuole rinunciare ai propri privilegi, né al proprio potere, difendendoli oltre ogni coerenza e ogni logica.

Eppure già venti preoccupanti hanno iniziato a spirare e nulla fa presagire che si placheranno, anzi, le acque della politica si stanno sempre più increspando. Le destre avanzano ovunque, le elezioni austriache non saranno un fatto isolato, perché anche in Francia i venti levantini si sono comunque alzati e anche da noi l’orizzonte a est (est come punto cardinale a destra) sta mostrando nuvole a pennacchio, testimoni dell’arrivo imminente del vento.

Sia chiaro che non s’intende attribuire valori particolari a destra o sinistra, s’intende solo evidenziare come, quando lo scontento sale, gli elettori si rivolgano a chi sembra intenzionato a mutare radicalmente lo stato di fatto.

Questi sintomi sono ben chiari e minacciano l’organismo della politica ormai da tanto tempo, ma chi regge le redini continua a far finta che il cavallo non sia stanco e possa continuare a galoppare. Prima o poi, invece, crollerà sfinito, trascinando con lui l’ottuso cavaliere.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci