FORMENTERA ISLA BONITA

Il turismo a Formentera è sempre più orientato all’etica ambientale: numero di strutture alberghiere limitato, costruzioni private sottoposte a rigidi controlli e una vita a piedi nudi e su due ruote. Se una volta «La Isla», così chiamata da tutti gli amanti del posto, era una meta per i vacanzieri più mondani, oggi Formentera è apprezzata proprio per la purezza dei paesaggi e per i silenzi di cui si può godere sulle spiagge al tramonto. Colori, profumi e atmosfere, lontani dai ritmi frenetici metropolitani che lasciano spazio al contatto totale con la natura.

Un’isola che, proprio per questo motivo, negli ultimi anni ha iniziato anche a popolarsi di famiglie e di coppie over 45: «I nuovi clienti arrivano con la voglia di passare una settimana di pace e tranquillità» raccontano i gestori di alberghi e spiagge «e sono sempre più esigenti in questa richiesta, tanto che tra le attività è stata inserita un’ora di yoga tutte le mattine e c’è sempre tantissima gente che partecipa a questo appuntamento di fronte al mare».

Poco pensabile fino a qualche anno fa, quando Formentera era sinonimo di chiringuito sulla spiaggia. Drink e locali aperti fino a tarda notte, uno spirito festoso che è rimasto in qualche località di questa isola delle Baleari, ma che viene accantonato per una forma di turismo più rilassante. Girando in bici o in motorino, i suoi 83 chilometri quadrati (di cui 66 di litorale), ci si innamora “dell’Azzurro Formentera“, una tavolozza di variazioni del turchese tipico del mare dell’isola.
Nell’isolotto di Espalmador Formentera, questo cromatismo unico è dovuto alla presenza della prateria di Posidonia Oceanica più grande del Mar Mediterraneo, dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1999. Per vederlo al meglio si va alla “Playa de ses illetes”, così chiamata perché protetta da alcuni isolotti.

Gli 11mila abitanti del posto (tanto invidiati dai turisti) si concentrano attorno al minuscolo capoluogo Sant Francesc Xavier, nella cui piazzetta centrale alcuni bistrot offrono piatti di pesce fresco a prezzi accessibili, in un ambiente marittimo dallo spirito essenziale.
Le onde del mare e il vento sono i due sottofondi della vacanza a Formentera, assieme agli imperdibili tramonti ai due fari dell’isola presso Es Cap de Barbaria e El Pilar de la Mola. Di sera arriva anche la musica a soddisfare chi ama ballare senza troppo fracasso a piedi nudi sulla spiaggia.

I più fortunati invece si concedono tramonti con pochi amici o con il partner nei giardini delle loro case. I turisti ormai cercano l’assoluta tranquillità e la pace anche nella scelta del pernottamento, tanto che sono molto richieste le stanze nelle strutture lontane dai centri abitati o negli alberghi che offrono spazio alla massima privacy.

Lo shopping preferito dai turisti dallo “spirito etico” non è griffato, ma è quello più legato al gusto hippy, tipico dell’isola. Tutte le mattine a Sant Francesc Xavier e a La Savina (nella zona del porto), banchetti con abiti a fiori, sandali colorati tipici delle Baleari e accessori per ogni tasca. Magari da sfoggiare e indossare al momento.

Formentera ha saputo cambiare, certo avevano un territorio ideale, ma anche l’intelligenza di intuire l’evoluzione del turismo; la Romagna no! Qui abbiamo inseguito il divertimentificio, lo sballo, poi sono arrivati i pullman degli anziani e ora abbiamo scoperto il turismo sportivo. Ma niente ci distingue davvero, vorrei che qualcuno mi dicesse perché un turista dovrebbe scegliere Bellaria I.M. Qual è l’attrattiva? Quale aria si respira in città? Quale atmosfera particolare ci circonda? Cosa abbiamo di unico? Non abbiamo saputo conservare gli elementi che ci contraddistinguevano: la fabbrica del ghiaccio sul porto, non abbiamo valorizzato la colonia Roma, pochi sono i villini caratteristici rimasti, non abbiamo uno stile architettonico che ci faccia distinguere. Unico elemento davvero storico è “la torre Saracena” (un po’ poco come elemento di distinzione). Innovazione e tradizione: parole sconosciute. L’unica innovazione, si fa per dire, è stata quella di fare dieci camere in più dov’era possibile. Tradizione non è la piadina, ma gli usi e i costumi che sono l’anima dei popoli, per quanto semplici possano essere. Abbiamo solo copiato senza tramandare niente. Non abbiamo creato niente, abbiamo solo sfruttato il mare, la spiaggia, ogni spazio disponibile.

A parte forse 5 o 10 alberghi, tutti gli altri sembrano “scatole da scarpe” appoggiate per terra. La Bellaria fine anni ’50 era molto più bella e affascinante, il verde delle pinete ci circondava. Poi è stata “violentata”, imbarbarita. Una crescita troppo veloce pensando solo ai soldi ma senza nessuno sguardo al futuro. Una violenza ancor oggi presente, anche se qualcuno si sta accorgendo dei madornali errori che sono stati fatti. Da chi? Da tutti!

Siamo stretti tra due realtà diverse, il sud con la macchina da guerra del divertimento: Rimini, Riccione ecc. A nord con un andamento più rilassato e culturale: Cervia, Cesenatico. Noi non siamo né l’uno né l’altro. Diamoci un’identità. Potremmo essere noi la vera “perla”!

Quello di Formentera è un esempio che cambiare è possibile, con tutti i limiti che possiamo avere. Ma cambiare, potrebbe voler dire tornare a essere quello che realmente siamo, adesso è tutto artificiale, tranne pochi esempi.

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Il Direttore Giuseppe Bartolucci

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