TRADIRE NON E’ PIU’ PECCATO

Se pensi come la massa il tuo pensiero è superfluo

 Un tempo, ma politicamente parlando si potrebbe dire ere fa, esisteva il tradimento. Si tradiva un ideale, una visione del mondo. Al giorno d’oggi, con gli ideali assopiti e con il tramonto delle ideologie, anche il tradimento non è più tale.

Allora esistevano l’etica, la morale e l’orgoglio della fedeltà ai valori. Ma ora, in un mondo dove questi valori non esistono, dove la politica è in vendita al miglior offerente, dove ci si sposta a sinistra o a destra in base a convenienza, chi potrebbe venir definito traditore? E soprattutto, cosa e chi tradirebbe?

Chi ancora parla di traditori è legato alle vecchie logiche politiche, a un mondo che non esiste più, al quale però ci si attacca pervicacemente non sapendo formulare pensieri, ma sono ormai  solo stantie formule, sciorinate unicamente per cercare di restare a galla.

Lo stesso livello dei politici si è talmente abbassato, che quasi incute timore, ma certo desta preoccupazione. Cultura poca, ancor meno la preparazione, non dico specifica, ma almeno generale. Ergo, chi tradisce chi? Ormai la politica vortica in una informe brodaglia, in cui tutti sono autorizzati, anzi meglio, liberi di andare e venire, dove vogliono, con chi vogliono, senza dover per forza concludere qualcosa di buono.

Certo che tra pari di questo livello la locuzione “tradire” non ha alcun significato. Così accade che un consigliere comunale esalti la figura di un Sindaco, magari analfabeta funzionale (cioè non capisce quello che legge), oppure un altro che legge interventi scritti da un altro consigliere, che dato il ruolo non può dire direttamente. Tutti legati o slegati tra loro, sempre e solo per interesse personale.

Questo esempio vale anche per la Camera e per il Senato. Immaginate, ma senza incazzarvi troppo, come possiamo essere governati.

Una vera torre di Babele, solo che non abbiamo un Dio che possa scatenare un caos tale da disperderli tutti.

Solo chi perde è considerato un traditore, a meno che non cambi subito bandiera. Di certo i vincitori non sono considerati traditori. Il tradimento è questione tempi, ciò che oggi è considerato tradimento, domani potrà essere tenuto nel conto di un atto coraggioso o strategico.

In definitiva i politici preferiscono vedere «la perdita dell’indipendenza nazionale a vantaggio di una potenza straniera» piuttosto che assistere al trionfo della fazione avversa. Il concetto di fedeltà «sembra essere animato da una cieca lealtà partigiana, piuttosto che un attaccamento alla Costituzione esistente e alle leggi approvate». Ma si assolvono nel caso cambiassero idea, perché il “tradimento” è solo un trasferimento di convenienze.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci