STEFANO RODOTA’ IL MITE GUERRIERO

Scompare un uomo che ha insegnato che il diritto, le leggi, non sono solo codici, ma sono l’essenza stessa della società, percorso obbligato verso il progresso.

«L’Unione pone la persona al centro della sua azione», disse citando a memoria il preambolo della “Carta dei Diritti Fondamentali dell’Europa”. Quasi una sintesi della sua vita. Lui lo aveva fatto sempre.

Maestro dei diritti, del “Diritto di avere Diritti”, come si intitola uno dei suoi libri di maggior successo.

Ha insegnato a generazioni di studenti con la chiarezza estrema del suo dire e del suo spiegare, specchio di un ragionare cristallino, con semplicità e pulizia intellettuale, che il diritto, le leggi, non sono un insieme di norme e di codici, materia di disquisizioni accademiche, ma sono carne e sangue, corpo, premessa di progresso. La ragione che prova a mutare la realtà. Il collante del vivere civile.

«È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…». Queste le sue parole, quando assistette all’attacco ai diritti, al tentativo di smantellare tutto quello per cui si era battuto. Allora, quando venivano messe in discussione le libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, il mite giurista si trasformava in un combattente inflessibile.

Intransigente in politica, sulla questione morale scoppiata anche a sinistra, sui cedimenti alle parole degli avversari, sulla omologazione con la destra e con i suoi argomenti. Era a disagio con i riti e i bizantinismi della politica, nonostante il culto per il Parlamento.

Non aveva mai immaginato di diventare, nel 2013, nel momento difficile di inizio di questa legislatura, il candidato al Quirinale di un movimento politico, il Movimento 5 Stelle, che era arrivato a ritmare il cognome davanti a Montecitorio. Finì anche su un hashtag #rodotaforpresident. «Ho lasciato la politica parlamentare quasi venti anni fa, non ho tratto benefici personali dai miei incarichi… Se guardo indietro vedo che ho fatto sempre quello che mi sentivo capace di fare. Alla mia età mi fa sinceramente piacere che qualcuno si ricordi di me».

Stefano Rodotà, con il suo rigore e la sua mitezza, è stato una lezione vivente di democrazia.

Fonti Corriere della sera La repubblica La stampa


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