IL VALORE DELLA BELLEZZA

 … evitiamo di citare la puerile e ridicola frase: “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.” La Bellezza è un valore che dà un senso alla vita.

Il valore della Bellezza appartiene ai trascendentali, sui quali la cultura occidentale ha strutturato la propria esperienza e conoscenza di vita. Cosa è Giusto, cosa è Vero e cosa è Bello, come ci ricorda Platone, appartiene alla dimensione del trascendente, da cui l’individuo estrapola ed evolve la propria dimensione Etica.

Provate a immaginare se qualcuno osasse realmente applicare l’arbitrarietà sul concetto di giusto o vero. Se in qualità di Direttore di Belligea osassi affermare “non è vero ciò che è vero, ma è vero ciò che io dico “, passerei quantomeno per presuntuoso. Per non dire cosa si potrebbe pensare se affermassi che “non è giusto ciò che è giusto ma è giusto ciò che io dico “. Al limite potrei anche alimentare un disordine collettivo.

Ebbene, lo stesso discorso si può fare per il terzo valore trascendentale: la bellezza. Un valore imponderabile materialmente, percepibile solo attraverso un input culturale, che consenta di poter cogliere le differenze che distinguono l’Arte da ciò che non lo è.

Diversamente saremmo tutti pittori come Rubens e Raffaello, scultori come Pisano e Michelangelo, architetti come Brunelleschi e Wright, poeti come Dante e Leopardi, musicisti come Mozart e Vivaldi.

C’è una oggettività che permette di far sì che un’opera possa appartenere alla dimensione artistica. All’interno di questa categoria poi si può essere liberi di farsi sedurre più da un artista anziché da un altro, essere più attratti da un’opera anziché da un’altra.

Ci sono delle regole compositive che consentono di cogliere in opere di qualsiasi genere artistico una struttura formalmente compiuta di senso.

Ma a Bellaria Igea Marina da alcuni anni domina il non senso.

Quanto all’opera oggetto di critiche e apprezzamenti, oltre al piccolo particolare dei capelli che hanno lo stesso colore della pelle (strano visto che i costumi sono di altro colore, forse una svista), c’è da dire che, con tutta probabilità, il problema di fondo sta nella scelta del soggetto. Infatti un occhio un po’ attento non può non notare che richiama i calchi dei corpi di Pompei. Un aspetto alquanto macabro.

Probabilmente un soggetto diverso, magari una batana che è una peculiarità della nostra storia peschereccia o il Dio Nettuno, ecc. sarebbero stati più semplici da eseguire e soprattutto più in sintonia con la città.

 


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci