LA POLITICA CHE NON PAGA

Gli Amministratori rinunciano all’indennità, e anche le opposizioni si adeguano: “Con i 70mila euro risparmiati ogni anno aiutiamo le famiglie in difficoltà e paghiamo le bollette“. Il primo cittadino Venchiarutti: “Non è la soluzione di tutti i problemi, ma un segnale importante”

ISEO – In tempi di antipolitica c’è un paese dove la politica non paga: nel senso che non costa nulla. Neanche un euro. E’ la sfida (vinta) da una delle amministrazioni comunali più risparmiose d’Italia: zero stipendio al Sindaco, al Vicesindaco, agli Assessori. Un’intera giunta che da quattro anni rinuncia all’indennità del Comune e lavora gratis, e i soldi messi da parte – 70 mila euro l’anno – li usa per aiutare le famiglie in difficoltà a pagare affitto e bollette. “Non è la soluzione a tutti i problemi, ma è un segnale. Ormai per noi è diventata normalità, si va avanti così”, dice il Sindaco Riccardo Venchiarutti, giornalista Rai, neopensionato.

Benvenuti a Iseo, 9 mila abitanti tra lago e collina: il placido Sebino di fronte, i vitigni e le torbiere della Franciacorta a incorniciare un paese laboratorio che, nel suo piccolo, è riuscito a invertire lo stereotipo della politica che magna, quell’immagine dell’idrovora pubblica sempre pronta a assorbire fiumi di denaro e arrivederci al prossimo buco.

Qui no: qui, anziché aspirare stipendi, il Comune li lascia sul tavolo a favore di chi ne ha bisogno. “Abbiamo iniziato nel 2013 per provare a risolvere i problemi di bilancio legati anche al patto di stabilità – racconta il primo cittadino iseano -. L’idea è venuta in automatico: «iniziamo a dare noi l’esempio, togliamoci lo stipendio!» Detto e fatto: da allora gli amministratori di Iseo non hanno più preso un centesimo di quanto pure gli sarebbe dovuto. Non solo Sindaco e Assessori: anche i Consiglieri comunali, minoranze comprese. Loro hanno deciso di devolvere in beneficienza il gettone di presenza alle sedute (13 euro). Incredibile? Forse. Ma tant’è.

Facciamo due conti sugli stipendi (al lordo). Sindaco: 2.600 euro. Vicesindaco: 1.300 euro. Assessori: 1040 euro. Fatta la somma per quattro anni, a Iseo la contabilità dei soldi pubblici risparmiati e “drenati” arriva a 270mila euro. Un gruzzoletto con cui, su decisione della giunta, il Comune ha deciso di finanziare uno specifico capitolo chiamato “nuove povertà”. E’ un salvadanaio destinato a famiglie in sofferenza che faticano a arrivare a fine mese e che si sono trovate in braghe di tela a causa dell’erosione lenta e implacabile della crisi. Sono una cinquantina di nuclei. Il Comune li aiuta a pagare gli affitti e le bollette delle utenze (luce, acqua, gas, riscaldamento).

Con il suo comportamento virtuoso l’amministrazione non solo sostiene chi ha bisogno «ma – spiega ancora Venchiarutti – offre una rappresentazione plastica della linea politica adottata: il contenimento delle spese (a partire da quelle per il personale che incidono solo per il 16% sul totale delle spese correnti).» Una specie di imperativo categorico nel Municipio di Iseo.

A bilancio i conti tornano: nel 2009 il Comune aveva debiti pari a 18 milioni, oggi quei milioni sono diventati sei.

Abbiamo recuperato molta evasione fiscale, circa 850mila euro sono rientrati nelle casse comunali”, annunciano orgogliosi in piazza Garibaldi. Da queste parti l’ultimo miracolo accreditato era riuscito a Christo con la sua passatoia arancione stesa sul lago: neanche un euro di soldi pubblici, e un’opera d’arte accessibile a tutti. L’altro prodigio, più silente e meno social, era in cantiere. Ora è arrivato a compimento. La politica, si sa, di artistico ha poco, ma a volerlo ci si può ingegnare: basta riuscire a rinunciare a quel che ti spetta.

Nella ricetta dell’abbandono salariale e dell’autotassazione a Iseo ci credono così tanto, che da quest’anno gli amministratori hanno tolto un altro mattone dai loro (ormai ex) compensi: già depennate spese di rappresentanza e rimborsi per viaggi, è sparita anche la somma che i datori di lavoro, in base alla legge, chiedevano all’ente locale (il Comune, appunto) per le assenze giustificate di chi è impegnato nella gestione della res pubblica.

Qui da noi, invece, si ha l’impressione che qualcuno occupi quelle poltrone più per lo stipendio che per l’onore di quel ministero.
Non parliamo poi dei soldi che quest’Amministrazione regala a quasi tutte le associazioni, molte delle quali inutili. Tutti a voler far qualcosa… ma solo se finanziati con denaro pubblico per le loro feste e festicciole, tutti a succhiar soldi.
Un tempo le cose si facevano anche solo per altruismo o soddisfazione personale.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci

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