GP del Mèxico: errata corrige…

Dopo tre ore dalla fine del GP del Messico la direzione gara ha sanzionato con 10 secondi di penalità Vettel.

Perchè, contravvenendo alle nuove regole di ingaggio nei sorpassi (non si può cambiare traiettoria in frenata) ha ostacolato irregolarmente Ricciardo, ignorando il fatto che Vettel non doveva trovarsi lì, ma davanti a Verstappen che poco prima, andato lungo in curva per difendersi, aveva lasciato la pista passando sull’erba per mantenere la posizione che doveva restituire subito.

Ma il blefaroptosico pilota olandese della Red Bull è una causa persa, come dice Lauda: la sua arroganza al volante è pari alla tolleranza della FIA nel lasciare impuniti certi comportamenti in funzione dello spettacolo che si cerca di mantenere vivo e vegeto in una categoria che ha ben poco da offrire oltre a una spettacolare quanto vuota coreografia. Se la FIA vuole spettacolo la ricetta è semplice: più gomma, meno ala e reti al posto delle vie di fuga.

Tutto questo nasce appunto dalla struttura dei circuiti le cui ampie vie di fuga asfaltate permettono non solo ai piloti di rientrare senza danni ma anche di trarne vantaggio, come ha fatto Hamilton con il suo lungo alla prima staccata, perdonato solo perchè l’inglese ha correttamente rallentato facendo riavvicinare Rosberg a 1 secondo e un decimo, sia perchè l’ingresso della Safety Car ha comunque azzerato la manciata di secondi che aveva guadagnato con la sua manovra.

Il ripristino della ghiaia e/o della sabbia e di cordoli più stretti sarebbe auspicabile in modo che le traiettorie vengano rispettate e chi va fuori o è bravo a galleggiare sulla sabbia o si pianta lì e se ne torna ai box a piedi. E per la miseria basta con questa “sicurezza a oltranza”: il motorsport è pericoloso ed è anche per questo i piloti sono pagati milioni di euro.

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Massimo Scalzo