GP degli Stati Uniti: circuito di Austin.

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Il Gran premio degli Stati Uniti, premessa dei nuovi GP che verranno negli States ora che la F1 è passata dalla CV Capital a Liberty Media – made in USA –  e vinto da Lewis Hamilton con Rosberg secondo e Ricciardo terzo, è durato una dozzina di giri al massimo sui 56 effettivamente disputati.

Dopo la bagarre iniziale superata senza inconvenienti, a parte il contato tra Hulkenberg e Bottas con il ritiro di Hulk, la gara si è trascinata nonostante i lodevoli quanto eclatanti intenti dei commentatori della televisione di stato ( ancora per poco grazie al passo falso dell’abbonamento-tassa sulla bolletta della luce ) con il solito ritmo di queste vettura che “soffrono” anche loro come noi le scie, tanto tempo fa cuore e anima dei duelli e delle corse, noia e sbadigli interrotti solo dagli emozionantissimi cambi gomme.

E proprio i cambi gomme ci hanno offerto un minimo di spettacolo: dal rientro con un giro di anticipo di Verstappen che ha trovato i meccanici spaparanzati davanti ai monitor ma ripresisi dalla sorpresa in soli nove secondi, all’unsafe release di Kimi fino ad allora autore di una gara ai massimi livelli… quelli della SF16 ovviamente perchè con un minimo di trazione in più al posto di Daniel ci sarebbe stato il finlandese. Non Vettel, di nuovo autore del giro veloce: il messaggio alla Scuderia è chiaro: io ci sono, con cuore, mani e piedi, voi no quindi vedete di tirar fuori quel dannato rinnovo dal cassetto. Sebastian è l’unico pilota che può fare la differenza o che comunque può opporsi validamente a gente come Hamilton, Ricciardo e Rosberg e a qualche astro nascente.

Sorvolando sul giro quasi completo a 50 km/h di Verstappen con il motore che rantolava, comportamento irresponsabile e sanzionabilissimo, ci ha pensato il redivivo e longevo Fernando Alonso ad animare gli ultimi giri, quando i primi tre guidavano con il braccio di fuori: Magic, con una McLaren motorizzata (?) Honda e con le gomme a fine vita, ha dato la caccia prima a Massa quasi spedendolo metaforicamente a raccogliere margherite ma la colpa è del brasiliano che si è distratto per un bloccaggio di Sainz e lasciato aperta la porta al sorpasso. Più coriaceo il giovane Carlos e solo all’ultimo giro Alonso è riuscito, solo lui e lui solo sa come, a mettere le ruote della McLaren davanti a quelle della Toro Rosso… per la serie la classe non è acqua anche se mortificata da un motore da GP2 nonostante gli ultimi recenti aggiornamenti.

Di questo GP rimane la mesta retromarcia verso la fine della pit-lane di Kimi Raikkonen dopo il clamoroso errore della squadra che evoca fantasmi d’un recente passato e la “toppata” di Rosberg alla prima curva che ha allargato la traiettoria per cercare l’incrocio alla successiva curva: manovra giusta ma assolutamente vietata alla prima curva dopo la partenza dove pochi centimetri separano le monoposto. Hamilton comunque ringrazia anche se a Rosberg basta arrivare sempre secondo per vincere il mondiale.

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BARCELLONA (SPAGNA) 25/02/2016 © FOTO STUDIO COLOMBO PER FERRARI MEDIA (© COPYRIGHT FREE)

BARCELLONA (SPAGNA) 25/02/2016
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Massimo Scalzo

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