PASSATO E PRESENTE DELLA BARCA “ECOADRIA”

Nei primi anni ’90, l’allora ministero della pesca e agricoltura (settori primari), decisero, per consentire di creare nuovi posti di lavoro, di aprire una finestra, per circa un mese, nella rigida chiusura alle concessioni di licenze da pesca (strettamente vincolate all’imbarcazione e non al pescatore), permettendo l’ottenimento di queste ai minori di trent’anni e limitate agli attrezzi e reti da posta.

La manovra si rivelerà comunque dissennata per due ragioni: l’Italia era già in esubero per lo sforzo di pesca e le risorse ittiche in continua diminuzione, imponevano un sempre maggior numero di attrezzi impiegati, col risultato che le già magre risorse si assottigliavano ulteriormente, rendendo difficile la sopravvivenza ai titolari delle nuove licenze.

L’ingresso nella comunità europea portò in evidenza il problema e l’Italia, che oltretutto aveva concesso l’ulteriore aumento dello sforzo di pesca venne, per questo eccesso, sanzionata annualmente dall’UE, e per versare meno sanzioni si giunse a risarcire chi demoliva l’imbarcazione e cancellava la licenza di pesca. Insomma, dopo aver concesso nuove licenze, si pagava per eliminarle.

Naturalmente le cifre (un tanto a tonnellata di stazza) erano poco convenienti.

L’attuale “Ecoadria”, nacque grazie alla succitata finestra aperta. Fatta costruire a Cesenatico per conto di Nezi Sebastiano, si chiamava “Padre Pio” ed aveva originariamente una motorizzazione di 180 cv, costituita da un VM sei cilindri. Il Nezi, trovatosi in difficoltà vendette la metà dell’imbarcazione a Brandi Andrea, che divenne suo socio.

Anni dopo Brandi Andrea rilevò anche la quota di Nezi Sebastiano e cambiò in “Baby Blu” il nome della barca. Successivamente ne sostituì il motore con un “Valmet” marinizzato “Nuova Motonautica” da 300 cv.

Brandi Andrea divenne Presidente della O.P. e Bellavista trovò il modo di accedere nuovamente ai fondi pubblici, si prese i fondi, cancellò effettivamente la licenza di pesca e fece ampia pubblicità alla cosa, sia a mezzo stampa che attraverso la rete.

La barca venne ristrutturata per adattarla al “Progetto Ecoadria”, ma pare si rivelasse subito inadatta al compito per cui doveva essere destinata (cosa piuttosto prevedibile).

A noi risulta che la barca sia uscita 4/5 volte, un po’ poco avendo il compito di pulire il mare, ma potremmo sbagliarci.

Ora le domande che ci poniamo sono:

  • A chi è intestata la barca?
  • Com’è classificata?
  • A quanto corrisponde l’investimento complessivo di fondi pubblici per questa operazione?
  • Quante uscite complessive sono registrate sul libretto di bordo?
  • E’ comunque possibile vedere il libretto di scarico e scarico del carburante, e le relative ore di moto?
  • Chi è ufficialmente responsabile delle operazioni svolte dalla barca?
  • In che modo l’Amministrazione Ceccarelli è coinvolta in questa operazione?

Sono informazioni basilari per capire come stanno le cose. Se chi dovere o si sente tirato in ballo ci risponderà, bene! Altrimenti le troveremo da soli, magari ci mettiamo un po’ di tempo, ma garantito che le otteniamo.

Le eventuali risposte, non sono dovute a noi, ma ai cittadini, che sicuramente vogliono capire come stanno le cose.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci

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