RICCIONE LE RADICI DI UNA VOCAZIONE

La Riccione di oggi è figlia di un epoca lontana, mentre la sua vocazione turistica dell’audacia di quei riccionesi che con grandi sacrifici edificarono le loro case, le loro modeste industrie ed i loro commerci.

L’attuale industria Alberghiera è il frutto del lavoro tenace di quegli uomini, che seppur senza mezzi, riuscirono con la forza di volontà a soddisfare le allora piccole esigenze dei villeggianti dell’epoca, grazie al coraggio e all’immancabile ospitalità romagnola.

Il primo locale di ristoro della marina riccionese fu allestito da Leonilde Conti nel 1885, in via Viola (oggi viale Ceccarini).

Riccione era inizialmente una frazione del Comune di Rimini e fino ai primi del 900 era solo una borgata che aspirava all’autonomia comunale, che raggiunse nel 1922.

Poche case vecchie, malmesse, attaccate l’una all’altra, disposte lungo la via principale, formavano quella che sarebbe poi diventata la “Perla Verde dell’Adriatico”.

Il turismo era ancora in una forma embrionale, alcune famiglie avevano la villa padronale, ma la maggior parte dei visitatori si collocava nelle abitazioni di qualche pescatore che, durante l’estate, dava in affitto.

Il primo albergo fu quello di Sebastiano Amati, realizzato nel 1901 (seguito da quelli di Bologna e di Vannucci).

Nel 1906 più di cinquemila turisti, provenienti da Veneto, Lombardia ed Emilia (ma anche dall’estero), passarono le vacanze estive in questa località e tale impulso turistico diede vita alla costruzione di ville lussuose, stazioni termali e dei primi soggiorni marini per bambini.

Nel 1933 gli alberghi salirono a 84 (tra cui alcuni simboli del turismo riccionese come l’Hotel Savioli e l’Hotel des Bains ) e i posti letto divennero 3801.

Stando al testo di Gian Carlo D’Orazio, Era ieri (Rimini 1993),  i  villeggianti dell’epoca erano molto altolocati: i Forlanini di Milano (dirigibili), i Nuvolari di Mantova (automobilismo), i Campari di Milano (analcolici), i Talmone di Torino (cioccolato), i Conti Borsalino di Milano (copricapi), i Persichetti di Roma (costruttori), i Ceschina di Milano (costruttori).

Dopo la seconda guerra mondiale, Riccione si affermò definitivamente come una località balneare mondana frequentata dagli artisti dell’epoca come Gina Lollobrigida, Fred Bongusto, Walter Chiari, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Vittorio De Sica e Alberto Sordi, Rita Pavone e Mina. A partire dalla fine degli anni ’60, il boom economico che interessò il Belpaese, porterà a Riccione il turismo di massa, collocandola definitivamente tra le località turistico balneari più importanti d’Italia.

Oggi però alcuni dei simboli del turismo e della storia di Riccione, come l’Hotel Savioli, o i fatiscenti soggiorni marini di epoca fascista, “inquinano” con il loro degrado quella vocazione turistica che in passato mostrò al mondo intero l’audacia ed il calore di un popolo che guardava con coraggio oltre l’orizzonte.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci

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