Mariani: Perpetuum Mobile

 

dome buona 2 (2)“Era giunto il momento di fare miracoli…
dare in pasto la propria carne allo spirito della musica.” ranofornaceranina picciina

 

Mariani-Searching For A New Dimension

mariani cover re L’America ragazzi! Il grande continente, terra fertilissima di coltivazioni musicali, è stata ed è una fucina imponente di talenti. Tutti hanno relegato la loro fortuna commerciale a decisioni più o meno felici attraverso le loro scelte di vita. L’istinto per un musicista, ha sempre giocato un ruolo determinante nel far dirigere le proprie forze, il proprio potenziale creativo verso il  raggiungimento della vetta di un fatidico Olimpo artistico aldilà delle qualità stesse, ma ancora di più a formare e determinare lo stile.

Eric Johnson 3Confluire e organizzare la carica creativa richiede tempi e modi soggettivi, ma è pensabile che la pianta possa crescere sana e forte senza l’ausilio di condizioni climatiche ideali per evolvere nel tempo? Non credo, ma questa futile teoria generalista viene immediatamente smentita quando veniamo a parlare di un “talento innato” come Eric Johnson da Austin (Texas) e della sua giovane età, sedici anni appena, in quella che viene definita una delle più sorprendenti esperienze qualitative di hard-blues psichedelico dell’intero panorama americano, ovvero: “Mariani”, nel il suo unico LP rigorosamente senza copertina (neanche il tempo per progettarne una qualsiasi), “Perpetuum Mobile”, stampato nel 1970 dalla indipendente Sonobeat in sole 50/100 copie. Quindi parliamo di un album molto bello che nella sua versione originale è tra i più rari se non il più raro in assoluto della storia del rock. (la cover che vedete in evidenza e quella della ristampa della Akarma Records, mentre qui sopra è riportata quella della Hablabel).

 

Mariani-Re-Birth Day

eric johnson 1Classico power-trio dalle radici southern, che vede nelle sue file il batterista Vince Mariani, (da qui il nome della band), (sostenne un provino per gli Experience di Hendrix) ed il bassista Jay Podolnick. Diciamo, genere hard-blues con spiccate tendenze psichedeliche. Soffia un forte vento californiano sul deserto del Texas, questo vento si chiama “Blue Cheer” (una variante dell’LSD), inutile negarlo, ma la fulgida stella del precoce talento Eric Johnson, brilla lucente nel cielo texano. Il nostalgico riferimento al gruppo di San Francisco e del suo chitarrista Leigh Stephens è d’obbligo, non solo per il latinismo dei titoli dei due debutti (“Perpetuum Mobile / “Vincebus Eruptum”), quanto per la violenta gragnola di note scaricate nelle  svisate improvvise delle sequenze solistiche. Johnson è stato il più claptoniano dei chitarristi hendrixiani, almeno all’inizio della sua carriera, poi divenne fedele solo a se stesso.

Eric Johnson 2La sua mano adolescenziale, masturbava forsennatamente senza indugi il manico della sua stratocaster e le dita come piedi di ballerina sopra ad un palco bollente titillavano velocemente le corde sulla tastiera. Mentre a tratti l’eco colorato del fantasma di Jimi, rintronava fra i canyon assolati del profondo sud, come stormi d’uccelli passeggeri a trasmigrare verso lussureggianti mete. Non per caso il più hendrixiano dei chitarristi del continente americano, risponde al nome di Frank Marino, canadese d.o.c.


Mariani-Things Are Changing

mariani cover re 2“Perpetuum Mobile” rappresenta un anello di congiunzione per quell’esperienza anarcoide, dura e rabbiosa degli “Wild Angels” in corsa, che da Detroit sul lago Michigan, raggiunge Chicago e corre lungo la “Mother Road” con la mitica “Route 66″ fino a Los Angeles, non prima di esser scesi giù, fino agli aridi deserti del sud texano. In pratica dagli Stooges, MC5, a Mariani, fino a Blue Cheer e Other Half. Questa esperienza di contro-cultura sudista, non centra nulla con quelle trasmigrazioni dell'”American Dream” interpretate dalle estasiate aggregazioni hippies californiane (Grateful Dead, Jefferson Airplane, Quicksilver), assomiglia più a quella drammatica presa di coscienza alla Velvet Underground, che dell’alienante auto-tortura metropolitana, opta invece per il grido selvaggio e liberatorio delle performances live. I Velvet Underground misero le basi per l’evoluzione claustrofobica della musica, che evolvendo arrivò a identificarsi con gli ecomostri (sonanti) dell’archeologia post-industriale delle periferie metropolitane; mentre gli Stooges (stage diving), gli MC5, svilupparono quell’attitudine ai bagni di folla, inneggiando alla libertà e alla fuga verso l’ignoto. Il suono si fece pesante, denso e caldo, ricco di connotazioni emozionali, nacque un genere che nell’interpretazione southern, si arricchì di propulsione melodica rispetto al resto geografico. Tale carattere fu trasmesso anche dalle sue origini soul. La strada, partita dai laghi, portò a intravedere i miraggi spettrali del sole cocente, dei desolati spazi desertici descritti nel 1985 dalla chitarra di Ry Cooder in “Paris-Texas”. Propulsione alla ribellione e rivalsa di potenza a “sorsate di veleno sputato” sulla società borghese, queste ragioni evolvettero  irreversibilmente verso “il nulla”.

Mariani-Euphoria

eric johnson bianoc neroIl Texas con Austin, sarà una tappa irrevocabile, ma anche un “luogo temporale” (The 13th Floor Elevators) di questa affascinante, quanto assurda avventura artistico-filosofica, chiamata “psichedelia”. Tale ondata verrà placata in parte, da Jonny Winter e ZZ Top, fino a sfociare nel delta dell’heavy rock, una sorta di paradiso pop dall’iperbolico effetto catartico, dove le primordiali e spontanee pulsioni animalesche incarnate dall’hard, rinsecchiscono come “crepe della crosta desertica” per lasciare il posto al gigantismo sonoro e alla “meraviglia” scenica delle vetrine metal. L’apoteosi “barocca” del suono, svuotato dei contenuti psichici e dell’essenziale arcaicità, insito nel primo ideale manifesto di hard rock maturo (Cream: “Disraeli Gears” / Blue Cheer “Vincebus Eruptum”), prenderà il posto alla fine degli anni ’70.

eric johnson colre ultimo“Perpetuum Mobile” invece, conserva la durezza trasmessa dalle origini hard, diluendo il suono con l’acido giusto nei cambi di situazione, nel riverbero della voce e nel feedback della chitarra, per guidare l’ascoltatore a sostenere il peso sonoro con il minimo sforzo, una sorta di percezione anti gravitazione molto aperta. Questo disco è come un fiume in piena, che dal claptoniano blues “Lord, I Just Can’t help Myself”, alla hendrixiana “Things Are Changing”, scorre inarrestabile . Una cosa è certa, qui si pone al centro la straordinaria bravura tecnica del suo giovane chitarrista. Tenete sempre presente la sua età (16 anni) mentre ascoltate pezzi come “Searching For A New Dimension”, “Re-Birth Day” o “The Unknow Path” e la lunga “Euphoria”, un capolavoro di chitarrismo hendrixiano uscito dalle mani di un bianco. Tutti brani che svelano la strabiliante duttilità tecnica di Eric Johnson.

mariani labelmariani first coverMa quanto è bravo questo “ragazzo del sud”! Pensate che bisogna aspettare fino il 1981 per trovare un disco firmato a suo nome, “Eric Johnson”, ragazzi, ricordate questo nome. Pensate, è stato premiato dalla critica americana per ben sei volte consecutive come “miglior chitarrista dell’anno”. Visionando qualche suo video, vi renderete conto di quanta tecnica egli sia dotato, della facilità di approccio allo strumento e dello sconcertante virtuosismo. La sua chitarra ha fatto epoca e le emozioni potenti  oramai si sono diluite nel gioco sofisticato del virtuosismo jazz-pop  delle jam-busines, ma quello che è stato prodotto in età giovanile basta per porre questo straordinario chitarrista nei primi posti di quell’Olimpo dei grandi chitarristi  di tutti i tempi. Eric Johnson!

(non sono state trovate foto del gruppo “Mariani”, questo sta a indicare quanto sia passata inosservata e fugace quest’esperienza musicale.)

rano 2valutaz. *****

Pierdomenico Scardovi


RIPRODUZIONE VIETATA © BELLIGEA.IT

Pierdomenico Scardovi